Marmellata elettrica

▇ Saranno le marmellate di mirtilli del Trentino o le arance rosse di Sicilia a far marciare da qui a poco i nostri elettrodomestici. Pensate sia uno scherzo? Varcate con noi, allora, la soglia dei laboratori di nanotecnologie del Cnr di Lecce e dell'Università del Salento. Vedrete come, per produrre corrente elettrica, il pigmento dei frutti di bosco viene attaccato a un sottilissimo film bianco formato da nanocristalli di ossido di titanio. E la superficie effettiva dell'elettrodo, impregnato ad esempio di mirtillo, diventa così 780 volte più estesa di quanto possiamo vedere a occhio nudo.
In camere sterili, dove un granello di polvere posato su un microcircuito ha la dimensione di un macigno, macchinari sofisticatissimi preparano le celle fotovoltaiche di terza generazione: celle solari che usano sensibilizzatori organici (come succo di mirtillo, bucce di melanzane o arance rosse di Sicilia, appunto) invece del silicio policristallino e amorfo dei pannelli oggi in uso. «Le nuove celle solari dimezzano i costi del fotovoltaico, sono biodegradabili, sottilissime e semitrasparenti. In grado di integrarsi a meraviglia nelle pareti verticali di un edificio, in un tessuto o nel parabrezza dell'auto», spiegano con entusiamo i giovani ricercatori salentini. E funzionano, per di più, con luce diffusa, senza essere esposte, cioè, alla luce diretta del sole, quindi anche in casa.
Integrati con la tecnologia Oled, gli "smart panel" o finestre intelligenti possono avere una doppia funzione: produrre energia di giorno e illuminare di notte. Una via, questa, che potrebbe ridare all'Italia la leadership mondiale del fotovoltaico perduta vent'anni fa dall'Enea. E' possibile, insomma, non essere più soltanto i secondi installatori al mondo, dopo la Germania, di pannelli solari prodotti in Cina o negli Stati Uniti.
A Lecce il futuro è già cominciato.
















(domenica 23 ottobre 2011)


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