Memoria nel fango

(Ansa)
(Ansa)
(Ansa)


▇ «Il fiume s'è ripreso quel ch'era suo». Oggi mi sono tornate in mente queste parole, pronunciate diciassette anni fa da una anziana signora a Ceva, lungo gli argini del Tanaro. L'acqua s'era portata via la sua casa. Era l'alluvione del 6 novembre 1994. Davanti alla nostra telecamera e alle devastazioni di un fiume costretto in argini sempre più stretti, a colpirmi era stata la serenità del suo sguardo, la pacatezza delle sue parole.
Si sarà detto la stessa cosa diciassette anni dopo l'anziano signore affacciato (foto "Ansa" qui sopra) al balconcino della sua casa davanti alle distruzioni di ieri in Lunigiana? O si sarà dimenticato anch'egli che il territorio non può essere violato e saccheggiato impunemente? E cosa avrà pensato il ragazzino accasciato sui detriti trasportati dalla furia delle acque? Forse qualcuno sarà ancora in grado di spiegargli che i fiumi hanno bisogno dei loro spazi. Che bisogna costruire a debita distanza, come hanno fatto per secoli i suoi antenati. Con la complicità del cemento armato e il delirio di onnipotenza che si è portato dietro, ce ne siamo dimenticati quasi tutti. Le conseguenze stanno sotto i nostri occhi, ad ogni pioggia torrenziale un po' più impetuosa del solito.
(giovedì 27 ottobre 2011)


Nessun commento:

Posta un commento