Tutti precari è meglio?

▇ Per chi non l’avesse ancora capito, l’uscita dalla crisi può avvenire solo con la libertà di licenziare. Entrare e uscire dal lavoro, che scandalo c’è? Tutti precari è meglio. Un pensiero affatto originale, direte. E’ vero, non lo è. Originale, per così dire, è la bocca che lo enuncia. Giovedì sera il massaggio (sì, massaggio, con la "a") sull’opportunità di precarizzarci tutti l’ha fatto a “Piazza pulita” su La7 Lanfranco Pace. «Serve un do ut des tra sindacati e imprenditori per rimettere in moto l’Italia», ha tuonato Pace. Certo, come no. Diritti contro lavoro. Non è quello che avviene in Italia dal 1997 con la legge Treu e succedanee? Eppure l’occupazione arretra. A meno di magnificare la pletora di partite iva con cui s’è data l’illusione d’essere diventati, a milioni, “imprenditori di se stessi”. E la china non s’arresta. Fino all’art. 8 della manovra d’agosto, quello chiesto espressamente da Marchionne e servito caldo dall’ineffabile ministro del Welfare Maurizio Sacconi.
«In Italia non si può licenziare», ha rincarato Pace, fautore oggi dei Co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi, escamotage legislativo per istituzionalizzare il precariato) com'era fautore ieri dei Co.co.ri. (comitati comunisti rivoluzionari: il progetto, cioè, di unificazione delle organizzazioni armate rivoluzionarie dell'estrema sinistra alla fine degli anni Settanta). Per Wikipedia era proprio lui «l'ambiguo mediatore [sul sequestro Moro] tra l'ala movimentista delle Brigate rosse di Valerio Morucci e Adriana Faranda (che andava poi a riferire a Mario Moretti) ed il Partito socialista italiano (Claudio Signorile, Antonio Landolfi e Bettino Craxi)». Nel frattempo, sempre lui ora è diventato opinionista de Il Foglio di Giuliano Ferrara.
Preso com'era dal sacro fuoco di liberalizzare il lavoro, è difficile che Lanfranco Pace, guastatore di lunga lena, abbia inteso anche solo una minima parte degli argomenti del segretario della Fiom, Maurizio Landini. Il quale ha dovuto ricordare ai telespettatori della trasmissione come lo Statuto dei lavoratori tutela i dipendenti delle aziende con più di 15 addetti (quelle più piccole ne sono escluse), e impedisce i licenziamenti «senza giusta causa» solo per il 27% dei lavoratori italiani, allo scopo di evitare discriminazioni sociali o ideologiche. No, Pace non intende. Rivendica, anzi, di aver combattuto, lui, per la legge 300 del 1970, lo Statuto appunto. Quando aveva 20 anni e militava in Potere Operaio contro il riformismo di Giacomo Brodolini? Il sindacalista socialista fu ministro del Lavoro e della Previdenza sociale. E legò il suo nome: a) alla riforma del 1969 della previdenza sociale, la "riforma delle pensioni", passate dal sistema "a capitalizzazione" a quello "a ripartizione"; b) all'abolizione delle cosiddette "gabbie salariali"; c) all'impulso determinante per dare protezione legislativa al lavoro. Il contrario esatto di quanto sta facendo e si propone di fare oggi, absit iniuria verbis, il suo successore, il craxista (da non confondere con socialista) Sacconi.
Ieri sera Brodolini, sintonizzandosi sulle scempiaggini di Lanfranco Pace, si sarà rivoltato nella tomba mille e una volta. L'Italia, purtroppo, ha la memoria corta. E questo lo sappiamo. Ma fino a quando dobbiamo vedere in cattedra tanta impudenza e assistere, silenti, a tali imposture?
(venerdì 21 ottobre 2011)


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