Clini e il nucleare, ci risiamo

Nucleare, scoppia il caso Clini Il centrosinistra all'attacco del neoministro▇ Si poteva sperare — l'ho scritto nel post ieri, a proposito delle ricostruzioni ad Aulla — che si ripartisse dalla difesa del suolo. Medicando, cioè, le ferite sanguinanti delle alluvioni, con la delocalizzazione degli edifici finiti sott'acqua e nel fango. Una gigantesca cura del territorio che può mettere in moto la stessa macchina economica, nel settore edilizio, energetico e dell'ingegneria ambientale.
Se c'era da cantare subito, mi sarei aspettato un assolo su questi argomenti dal neo ministro dell'Ambiente. Corrado Clini ha invece «steccato» subito. Le prime parole oggi le ha spese per resuscitare nientemeno che l'atomo. «Il ritorno al nucleare è una opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto — ha detto il ministro dell'Ambiente —, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Però, di base, la tecnologia nucleare rimane ancora, a livello globale, una delle tecnologie chiave. A certe condizioni, bisogna valutarla».
Esattamente quello che non avremmo voluto leggere, o sentire. Perché 27 milioni d'italiani hanno seppellito sotto una valanga di «no» il ricorso all'energia atomica, appena cinque mesi fa (per la seconda volta in un quarto di secolo). E perché la tecnologia attuale è stata già «valutata» — per usare le parole stesse di Clini — dal mercato dei produttori di energia: la costruzione di nuove centrali è a dir poco stagnante, in tutto il mondo (a parte la Cina). Da ben prima dell'incidente a Fukushima.
In serata il neo ministro ha corretto il tiro: «Non ho certo intenzione di riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il referendum, e sono impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili». E meno male. Comunque, ci risiamo. Il solito balletto con cui i politici ci hanno nauseati. Vi ricordate le dichiarazioni di Stefania Prestigiacomo, dopo l'esplosione della centrale atomica in Giappone? «Chiudiamo col nucleare? Sì, no, forse». Di lei Clini ha preso il posto da appena un giorno. Sarebbe deludente se ne prendesse anche le cattive abitudini, dopo essersi tenuto — saggiamente — distante da lei per più di tre anni, navigando in mari lontani.
La «stecca» il nuovo ministro l'ha fatta dai microfoni di Un giorno da pecora su RadioDue (ascoltiamolo mentre duetta con i conduttori e Osvaldo Napoli: http://www.radio.rai.it/podcast/A41362685.mp3). C'era proprio bisogno di cominciare cazzeggiando su questioni tanto serie, tra spritz formaggi e bonarde ferme? In fila — per di più — su un binario morto. E aggiungendo, per sovrappeso, Tav, Ogm e Caccia. Non era iniziato un esecutivo «british style»?
(venerdì 18 novembre 2011)


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