Fiat, la vista lunga degli operai

▇ Avete 1 minuto e 17 secondi? Ascoltate il file audio che segue:
http://www.divshare.com/download/16248688-b66
Quella che avete ascoltato è la voce degli operai della Fiat Mirafiori all'alba del 23 giugno 2010. Nella notte s'era conosciuto l'esito del referendum a Pomigliano d'Arco con cui Sergio Marchionne chiedeva di sospendere i diritti del contratto dei metalmeccanici per investire nello stabilimento campano. I «sì», sostenuti da Cisl e Uil, e osteggiati dalla Fiom, furono il 62%. Fra le tute blu dello stabilimento torinese — che entravano per il primo turno di lavoro, o uscivano da quello notturno — il film di quel che sarebbe successo da lì in avanti fu subito chiarissimo. Si può dire altrettanto per tutti i sindacalisti e le forze politiche?
Annunciata ieri, la disdetta di Marchionne dei contratti nazionali per tutti gli stabilimenti italiani — sul modello Pomigliano — dimostra quanta vista lunga avessero avuto gli operai. E quante chiacchiere al vento hanno fatto per un anno e mezzo politici superficiali e sindacalisti ciechi. C'è bisogno di aggiungere altro, al valore in qualche modo «storico» del promemoria operaio inciso nei bit che avete ascoltato?
Sì, c'è da aggiungere ancora qualcosa. Riguarda la sorte toccata al minuto e diciassette secondi che avete avuto la cortesia di ascoltare. Registrato in presa diretta e trasmesso integralmente — nella versione video — dal Tg3 delle ore 12 di quel mercoledì, il servizio mi fu chiesto dal Giornale radio Rai e fu mandato tal quale da Torino a Roma in versione audio. Non piacque alla direzione di line (i responsabili, cioè, delle edizioni) — nonostante rappresentasse scrupolosamente gli argomenti raccolti davanti ai cancelli della fabbrica. E non fu messo in onda nei due giornali radio principali che seguivano di lì a poco (alle 12.30 e alle 13).
Per le proteste nella redazione del Gr su una scelta editoriale che appariva come censura immotivata, ne fu messa in onda poi, in un'edizione flash, una versione di 25 secondi, tagliata arbitrariamente all'oscuro del sottoscritto, mantenendo però la mia firma. Era irriconoscibile — manco a dirlo — rispetto alla versione originale. Una scorrettezza plateale nei confronti dei radioascoltatori e una violazione grave del contratto giornalistico di lavoro. Né l'una, né l'altra hanno avuto finora una composizione adeguata.
Se una nuova stagione del servizio pubblico dovesse aprirsi, lo capiremo anche da come episodi così saranno evitati o sanzionati. Se una nuova stagione della politica s'è davvero aperta, lo capiremo da come un ministro del Welfare eviterà di tenere il sacco alla prepotenza del più forte, nelle relazioni tra lavoratori e datori di lavoro. Non ci vorrà molto a capirlo. In un caso e nell'altro.
(martedì 22 novembre 2011)


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