A quando l'Europa?

Stretta di mano Monti-Sarkozy. E Angela Merkel arriva in ritardo
▇ I morsi dello spread sono arrivati ad addentare anche la Germania, col flop all'asta dei Bund. Indecisa a tutto, Angela Merkel ha aggravato una crisi di leadership che sta mangiando i risparmi familiari di gran parte d'Europa. E ha ristretto gli orizzonti del suo stesso paese. I tedeschi hanno ragione a preoccuparsi che i debiti siano pagati dai paesi che li fanno, e non finiscano anche sulle loro spalle incolpevoli. Ma c'è ancora qualcuno capace di spiegare — proprio ai tedeschi — che senza l'euro sarebbe la Germania la prima a rimpicciolirsi?
La forza economica tedesca è cresciuta sulle esportazioni nell'eurozona. Da essa la Germania ha tratto gran parte delle risorse per pagare lo sforzo gigantesco di unificare le due metà del paese divise, per mezzo secolo, dalla Guerra Fredda. Un'opera ciclopica che rende onore ai dirigenti politici tedeschi del tempo. Un compito che sarebbe stato ben più difficile da compiere in assenza di un mercato comune nel quale l'intraprendenza imprenditoriale e l'autodisciplina germaniche hanno potuto dispiegarsi appieno.
«La Germania non è più da alcuni anni una potenza affidabile, né nella politica estera né in quella interna. Ha dimenticato la lezione di Konrad Adenauer che, attraverso il suo chiaro e testardo legame con l’Occidente, aveva ottenuto quel fondamento di affidabilità di cui hanno beneficiato tutti i cancellieri dopo di lui»: a parlare così è Helmut Kohl, padre politico di Angela Merkel (insieme nella foto qui sotto), intervenendo a Internationale Politik, prestigioso bimestrale di uno dei più importanti think-tank berlinesi.

Una giovanissima Angela Merkel insieme a Helmut Kohl.«Spesso mi chiedo dove sia di fatto la Germania oggi e dove voglia andare», ha proseguito ad agosto di quest'anno l’ex cancelliere; «e questa domanda se la pongono anche altri, in particolare i nostri amici e alleati all’estero». Senza mai citare espressamente Angela Merkel, Kohl ha elencato quelli che a suo avviso sono i limiti politici dell'attuale premier: mancanza di leadership, di visione, di volontà. «Quando non si possiede una bussola, quando non si sa per cosa si è a favore e dove si vuole andare, allora manca la capacità di guida e la volontà progettuale. E non ci si può attenere a quella che chiamiamo la continuità della politica estera tedesca, semplicemente perché non se ne ha alcuna idea».
Sulla crisi dell’euro, già a fine agosto l’ex cancelliere (che aveva saputo rinunciare al grande marco scegliendo l'euro) aveva invitato i leader europei ad affrontare con coraggio la situazione. E denunciava la tendenza a guardare ai cambiamenti nel mondo solo in termini di minaccia, rinunciando a percepirli come nuove chance. «Dobbiamo ridare fiducia alla gente», aveva detto.
A metà settembre, rispondendo a Paolo Valentino sul Corriere della Sera, l'ex leader tedesco 86enne ha aggiunto: «Non c'è dubbio che la risposta alla mondializzazione deve essere comune. I governi hanno reagito in prima battuta cercando di avvicinarsi all'opinione pubblica. Si è creato un corto-circuito tra nazionale e locale, con una ricerca dell'identità che spesso dà vita a movimenti reazionari e rilancia il pensiero di estrema destra. I partiti populisti crescono in tutta Europa, alcuni governi dicono ai loro popoli: siamo qui per proteggervi. Ma s'immagina se, nel 1945, Adenauer, De Gasperi e Schuman avessero detto a tedeschi, italiani e francesi, il nostro scopo è proteggervi?».
Anziché ridare fiducia — con una qualche visione del futuro —, ci hanno dato per mesi stucchevoli balletti. Uno sterile va e vieni della coppia Merkel-Sarkozy tra Parigi e Berlino, tanto esibito quanto impotente. Ci provi lei, professor Monti, a riallacciare il filo di un qualche progetto. Parlando con linguaggio di verità, a Bruxelles a Strasburgo a Parigi o a Berlino, non meno che a Roma.
(giovedì 24 novembre 2011)


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