Ripartire dalla difesa del suolo

▇ «Bloccheremo le nuove costruzioni nelle aree esondate, per verificare i vincoli e il loro rispetto»: così il presidente della Regione Toscana. In visita ad Aulla, devastata dall'alluvione del 25 ottobre scorso, Enrico Rossi, al nostro microfono, è anche più esplicito (il reportage è in calce al post): «Non me la sentirò più di chiedere ai cittadini contributi, come abbiamo fatto con l'accise sulla benzina, se nel frattempo non chiariamo in modo assoluto che nuove edificazioni in zone a rischio non si fanno».
Per mezzo secolo, la città della Lunigiana sorta lungo il Magra ha costruito, nel letto del fiume, case e scuole, e persino municipio e caserma dei vigili del fuoco. Una sottrazione costante di spazio vitale alle acque di piena andata avanti senza soste. Fino alla rivincita della natura. A fine ottobre qui ci sono state due vittime, e centinaia di milioni di danni. Ora bisognerà ricostruire. Come se nulla fosse?
Davanti ai palazzi sommersi dal fango, la presidente dei geologi toscani, Maria Teresa Fagioli, lancia la proposta del «geologo condotto», per fare prevenzione sulla salute del territorio, come già fa il medico condotto con la salute umana. E gli ambientalisti — Wwf e Legambiente in testa — propongono di delocalizzare altrove gli edifici delle aree a rischio. «Un volano formidabile anche per la ripresa economica nel settore edilizio, ricostruendo con nuovi standard ambientali e di efficienza energetica», sottolinea Maurizio Bacci del Cirf, "Centro italiano per la riqualificazione fluviale".
Un ottimo filone di lavoro — oggi si discute la fiducia in parlamento — per il nuovo ministero Monti, sul versante della difesa del suolo. Se davvero si ha in mente di cambiare strada rispetto alla politica dei condoni e di mattone selvaggio che ha devastato il Belpaese intero. Un cambio di rotta di cui l'Italia ha massima urgenza.

 

(giovedì 17 novembre 2011)

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