Gli «imprenditori della paura»

Riccardi: un raid che rimanda ai tempi bui della storia«Scusatemi. Ho visto in tv le immagini delle fiamme al campo nomadi e mi sono sentita male. Mi vergogno da morire: mi sono resa conto solo ora di quel che è successo»: sono state le ceneri di poche e povere cose vicino a casa sua a far crollare il muro di bugie di 'Sandra' (è il nome di fantasia dato dalla stampa alla sedicenne vera) che s'è inventata uno stupro per nascondere la sua "prima volta". Attizzando, sabato notte, il raid razzista alla periferia torinese, tra l'avveniristico Juventus Stadium e il carcere delle Vallette.
Perché una ragazzina, a Torino, nel 2011, preferisca apparire vittima di una violenza sessuale, agli occhi del mondo, piuttosto che confessare, ai genitori, di non essere più illibata, è oggetto già di ampio dibattito attorno ad arcaicità delle relazioni personali e oppressione familiare. Perché si armi, in un battibaleno, una «spedizione punitiva» nel quartiere popolare di una città civilissima, merita una riflessione — se possibile — persino più cruda.
Le cronache riferiscono che i «vendicatori» abbiano appiccato il fuoco incappucciati. Scene da "Mississippi Burning". Per fortuna senza croci in testa. Odio allo stato puro, quindi. Senza vittime solo per caso. Qualcuno aveva avvisato i Rom, e loro s'erano messi in salvo, bambini in braccio.

Rogo al campo rom, rischio escalation«La prima a cantare è la gallina che ha fatto l'uovo», usa dirsi ancora nelle campagne. E, difatti, fra i primi a giustificare il rogo, è stato l'europarlamentare della Lega Nord, Mario Borghezio. Dieci anni fa fu lui ad incendiare i giacigli degli immigrati sotto alcuni ponti della periferia. Fu condannato ed ha continuato lo stesso a predicare bellamente intolleranza e linciaggio. Al sicuro, nel parlamento di Strasburgo.
Fino a quando pagheremo lo stipendio a questi «imprenditori della paura»? È una domanda che non richiede l'approfondimento di grandi esperti per ricevere una risposta.

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