Come un topo (hi-tech)

Alla notizia dell'arresto di Michele Zagaria, capo dei Casalesi, in un buco hi-tech sottoterra, il parroco di Capapesenna, don Luigi Menditto, ieri ha dichiarato: «Per me che sono un sacerdote, Zagaria è un parrocchiano come gli altri al quale portare il Vangelo». Carità cristiana e basta?
Sentite, invece, cosa diceva dei camorristi un altro sacerdote, don Peppe Diana, ucciso dai Casalesi (forse per ordine dello stesso Zagaria) mentre si accingeva a dir messa il 19 marzo 1994, giorno del suo onomastico: «Fate decenni di carcere per raggiungere un potere di morte; guadagnate montagne di denaro che investirete in case che non abiterete; investirete in banche dove non entrerete, in ristoranti che non gestirete, in aziende che non dirigerete; comandate un potere di morte cercando di dominare una vita che consumate nascosti sottoterra, circondati da guardaspalle; uccidete e venite uccisi in una partita di scacchi il cui re non siete voi ma coloro che da voi prendono ricchezza facendovi mangiare l'uno con l'altro, fin quando nessuno potrà fare scacco e ci sarà una sola pedina sulla scacchiera, e non sarete voi. È giunto il tempo che smettiamo di essere una Gomorra».
Fino a quando ci sarà una doppia Chiesa come un doppio Stato, con pesi e parole diverse per pesare e chiamare le stesse cose, la battaglia contro i poteri criminali sarà difficilissimo vincerla. Oggi però gioiamo. E ricordiamo — con questo reportage, trasmesso sabato 26 dicembre 2009 su Rai 3 da "Ambiente Italia" — chi, in nome di don Peppe Diana, continua la sua battaglia, nelle terre che hanno fatto da scudo alla latitanza di Michele Zagaria.


Nessun commento:

Posta un commento