Differenziare anziché bruciare

Alla fine sembra esserci arrivata anche la Sicilia. I quattro inceneritori progettati dalla Giunta Cuffaro e impregnati di «malapolitica, malaffare e mafia» — stando ai rilievi della Commissione parlamentare sul ciclo illegale dei rifiuti — non si faranno più. Una decisione del governatore Raffaele Lombardo che mette d'accordo, sorprendentemente, ambientalisti, imprenditori e sindacalisti.
Inseguendo gli inceneritori, la Sicilia è diventata il fanalino di coda nella raccolta differenziata in Italia: 1,9% nel 2000, 6,7% nel 2008. Un quinto della media nazionale, la metà di quanto fanno le altre Regioni del sud — ed è quanto dire. In discarica finiscono, così, due milioni e mezzo di tonnellate di spazzatura all'anno.
La differenziazione dei rifiuti procede, però, fra molti ostacoli. Soprattutto a Palermo. Dove l'Amia dai primi del 2010 è commissariata da un ex magistrato, un commercialista e un avvocato. Nel capoluogo regionale, l'Azienda d'igiene ambientale ha accumulato 150 milioni di debiti, 85 milioni di crediti non riscossi dai Comuni, e la discarica di Bellolampo sotto inchiesta per inquinamento di falde acquifere.
Gli addetti alla raccolta e smaltimento dei rifiuti in tutta l'isola sono arrivati, intanto, a undici mila. Un'enormità. Visto che ci sono — sottolineano in coro imprenditori, sindacati e ambientalisti —, vanno indirizzati al riciclo e al riuso dei materiali. Un'impresa temeraria, raccontata nel reportage che segue, trasmesso su Rai 3 da "Ambiente Italia".


Nessun commento:

Posta un commento