Firenze chiama Oslo?

Sparatoria in piazza Dalmazia, due mortiSirene a tutto spiano. Ero a un tiro di schioppo, attorno a mezzogiorno e mezza, quando a Firenze un nazista di Pistoia (questo l'ho saputo dopo) ha sparato su un gruppo di ambulanti senegalesi a piazza Dalmazia. Ne ha ucciso subito due, altri due li ha feriti gravemente. Poi s'è spostato al mercato di San Lorenzo. Ne ha ferito altri due. Una piccola Oslo in sedicesimo, solo più artigianale. Braccato dalla polizia, il killer neofascista s'è ucciso in un parcheggio sotterraneo, al contrario del killer nazi norvegese.
Tutto questo lo avrete già sentito ai tg di stasera. Non era per questo che scrivo. Digito questo post per raccontarvi l'indignata compostezza con cui gli immigrati fiorentini si sono riuniti davanti alla Prefettura della città. Un silenzio attonito su un piccolo mare di teste nere, solo nere. Stanno sotto le finestre del Palazzo del Governo (mi trovo lì in quel momento), a due passi dal campanile di Giotto, appena sotto la Cupola del Brunelleschi, mentre attorno prosegue lo shopping. Questo ho visto tre ore fa a Firenze.
Sparatoria in piazza Dalmazia, due mortiC'era chi, piegato sulle ginocchia, si teneva la testa fra le mani. Le dita a coprire le lacrime. C'erano centinaia di ragazzi di colore con lo sguardo impietrito. «Perché?» avranno continuato a chiedersi. Perché un odio così furente, cieco, crudele. Cosa sta diventando l'Italia? Tre giorni fa il rogo alle baracche rom delle Vallette, a Torino. Oggi la carneficina a strascico, nel cuore più nobile di Firenze.
In tv, ho appena udito il ministro Andrea Riccardi annunciare la sua visita domani, prima in Toscana poi in Piemonte: «per far sentire la presenza dello Stato italiano a fianco delle vittime del razzismo». Devo registrare un'intervista sullo smog a Firenze col presidente della Toscana, concordata prima della strage. Ancora scosso, Enrico Rossi mi racconta l'incontro appena avuto con la comunità senegalese per portare la partecipazione della Regione al lutto degli immigrati, accolto dal silenzio sgomento di chi ha già detto tutto con gli occhi umidi.
Istituzioni finalmente presenti accanto alle vittime dell'intolleranza, cittadini risucchiati nell'indifferenza? A parte la solita Caritas, il solito don Ciotti.

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