Minzulpop è alla frutta

Minzolini a giudizio per peculato Rai parte civile per danno d'immagineCon la coda dell'occhio, in transito all'aeroporto di Fiumicino, leggo questo titolo sul monitor di una tv commerciale: «Minzolini, un complotto per farmi saltare». Testuale, come il suo dante causa. Il check-in incombe. Non ho tempo di sentire altro. Immagino che il «direttorissimo» del Tg1 (vocabolario di Silvio suo) sia stato rinviato a giudizio dalla magistratura. Per peculato. Nell'uso personale della carta di credito aziendale. 
Vi ricordate? L'inchiesta giudiziaria era partita per abuso dei soldi di un'azienda pubblica che lo gratifica già di un vertiginoso stipendio. Ben oltre le sue qualità professionali e il suo merito (caduta verticale d'ogni credibilità e perdita di telespettatori a vista d'occhio).
Quando uscì la notizia delle sue note spese luculliane, feci una semplice divisione: il totale diviso i giorni d'uso della carta. Venne fuori la cifra di 256 euro di pasti al giorno. Natale e Pasqua compresi. Con spuntini a Marrakesh (falafel o couscous?).
È un mistero della fede che uno squalo come lui — con quelle ganasce — sia ancora sulla sedia di direttore di un tg del servizio pubblico radiotelevisivo. E non possiamo manco più dire «del più grande telegiornale italiano». Con lui al comando, oggi non è vero neanche più questo.
Chiudono le porte della cabina, bisogna spegnere i cellulari. Ne riparliamo.

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