«Non c'è più religione!»


A un certo punto, scope in mano, se le sono date di brutto. Religiosi greci-ortodossi da una parte e apostolici armeni dall'altra. Una rissa in piena regola, provocata dallo sconfinamento degli uni nella zona affidata agli altri. Tutto nella chiesa della Natività, a Betlemme. E qui l'ironia sul sacro furore sarebbe fin troppo facile. Resta, invece, la notizia.
La chiesa dove avrebbe visto la luce — secondo la tradizione — proprio Gesù di Nazareth ha l'amministrazione degli spazi spartita fra confessioni religiose diverse: la cattolica-romana, la greco-ortodossa e l'apostolica armena. Sono stati i religiosi di queste ultime due a dar fuoco alle polveri dei risentimenti, antichi quanto le pietre che stavano pulendo, ciascuno nel suo settore.
E così il riassetto che segue le affollate visite del Natale cattolico s'è trasformato in un ring manesco, fra ceri icone e altari benedetti. Solo la polizia dell'Autorità nazionale palestinese è riuscita a calmare le acque, ricorrendo ai manganelli. E non è stata neanche la prima volta, ha riferito un loro portavoce. «Nessuno è stato arrestato — ha precisato il tenente colonnello Khaled al-Tamimi — perché erano tutti uomini di Dio». E meno male ch'erano uomini «di Dio». Sennò?
C'è da ridere o piangere?

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