Tra carbone e bergamotto

Impianti super-inquinanti il conto è 102-169 miliardi▇ Potrebbe mettere a rischio anche la coltivazione del bergamotto, la grande centrale a carbone progettata dalla multinazionale Repower a Saline Joniche. L'impianto dovrebbe sorgere nell'area ex Liquichimica, una cattedrale nel deserto industriale della Calabria, per la quale furono assunti 500 dipendenti. «Rimasero in cassa integrazione per 23 anni, dal 1970 ai primi anni Novanta», ci racconta Mimmo Romeo, della Pro Loco. Dovevano produrre bioproteine sintetiche da dare agli animali. Bistecche dal petrolio, si strombazzò con enfasi per anni. Le bioproteine erano cancerogene e non ne se produsse manco un chilo.
Ora l'ipotesi del carbone: «Una prospettiva, i fumi e le ceneri della centrale, che atterisce. Per la salute umana, col rischio tumori, e per le nostre coltivazioni agricole», ci dice il presidente di Assoberg. L'avvocato Ezio Pizzi, a capo di 400 produttori associati di bergamotto, ci mostra la piantagione di questo agrume impiantata dalla bisnonna marchesa, quando Garibaldi non aveva ancora varcato lo Stretto di Messina. 
L'inquinamento provocato dalle micropolveri del carbone è una preoccupazione più che fondata per le migliaia di famiglie che vivono coltivando bergamotto, e abitano nei dintorni dell'impianto progettato dalla multinazionale svizzera. L'esperienza negativa fatta attorno alla centrale Enel di Cerano a Brindisi, o a Vado Ligure vicino Savona, è lì a dimostrarlo. 
Per dar frutti, il bergamotto ha bisogno di condizioni climatiche particolari. Che sarebbero alterate — irrimediabilmente — dalle grandi emissioni di anidride carbonica e vapori. «Sul pianeta, il microclima adatto al bergamotto con 356 componenti chimiche accertate esiste solo negli 80 chilometri di costa jonica, tra Reggio Calabria e Bovalino», insiste Pizzi. Già sull'altra sponda dello Stretto, le piante di bergamotto crescono nei vivai ma, messi in campo, non producono niente. Usati in cosmetica e nella preparazione dei profumi, con interessanti prospettive anche in medicina, gli oli essenziali di bergamotto hanno un valore di mercato molto elevato. «Con 11 chili di oli, a metà degli anni Sessanta, mio padre mi comprò la prima Fiat 500», ricorda l'avvocato Pizzi. 
Ci fu poi la crisi ventennale del settore. Da tre anni la rinascita, con la conquista della «Dop», la denominazione d'origine protetta, concessa per la prima volta dall'Unione europea a un prodotto non destinato direttamente all'alimentazione umana. Un recupero economico prezioso in un'area socialmente depressa. Che la centrale elettrica può mandare gambe all'aria. Tanto da indurre ambientalisti (guidati da Nuccio Barillà di Legambiente) e imprenditori agricoli a portare la protesta contro il progetto Repower fino in Svizzera. 
Nel miliardo e 200 milioni di euro investiti per bruciare carbone a due passi dai centri abitati e dagli agrumeti ci sono, difatti, capitali pubblici del Canton Grigioni. Le cui autorità — contrarie al carbone in patria — sarebbero state all'oscuro delle proteste in Calabria, conferma l'avvocato Loris Nisi, ex sindaco di Montebello Jonico, comune capoluogo di Saline. 
Qui sotto il reportage appena trasmesso su Rai 3 da "Ambiente Italia". 


Link:
http://ambienteitalia.blog.rai.it/le-puntate-2/
■ (mercoledì 3 dicembre 2011)


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