Chi esaminerà Angela Merkel?


Angela Merkel è fatta così. L'aria da maestra compìta non riesce a scrollarsela di dosso, per quanti sforzi faccia. Riposta l'aria sbarazzina d'un momento — con la risata che seppellì nel ridicolo Silvio Berlusconi il 23 ottobre scorso, spalla a spalla con Sarkozy —, la cancelliera tedesca è tornata a vestire i panni dell'esaminatrice accigliata, dando i voti anche al professor Mario Monti. Dicendosi, alla fine, «impressionata», dopo l'incontro di ieri, per la mole di compiti svolti dal premier italiano in meno di sessanta giorni. Ma i suoi compiti lei li sta facendo bene?
I tedeschi hanno ragione a preoccuparsi che i debiti siano pagati dai paesi che li fanno, e non finiscano anche sulle loro spalle incolpevoli, avevo scritto nel post del 24 novembre scorso. Ma c'è ancora qualcuno capace di spiegare — proprio ai tedeschi — che senza l'euro sarebbe la Germania la prima a rimpicciolirsi?
La forza economica tedesca è cresciuta sulle esportazioni nell'eurozona. Da essa la Germania ha tratto gran parte delle risorse per pagare lo sforzo gigantesco di unificare le due metà del paese divise, per mezzo secolo, dalla Guerra Fredda. Un'opera ciclopica che rende onore ai dirigenti politici tedeschi del tempo. E che sarebbe stata ben più difficile — se non impossibile — da compiere, in assenza di un mercato comune nel quale l'intraprendenza imprenditoriale e l'autodisciplina germaniche potessero dispiegarsi appieno.
«La Germania non è più da alcuni anni una potenza affidabile, né nella politica estera né in quella interna. Ha dimenticato la lezione di Konrad Adenauer che, attraverso il suo chiaro e testardo legame con l’Occidente, aveva ottenuto quel fondamento di affidabilità di cui hanno beneficiato tutti i cancellieri dopo di lui»: a parlare così è Helmut Kohl, padre politico di Angela Merkel, intervenendo a Internationale Politik, prestigioso bimestrale di uno dei più importanti think-tank berlinesi.
«Spesso mi chiedo dove sia di fatto la Germania oggi e dove voglia andare», ha proseguito ad agosto dello scorso anno l’ex cancelliere, con la crisi della Grecia galoppante; «e questa domanda se la pongono anche altri, in particolare i nostri amici e alleati all’estero». Senza mai citare espressamente Angela Merkel, Kohl ha elencato quelli che a suo avviso sono i limiti politici dell'attuale premier: mancanza di leadership, di visione, di volontà. «Quando non si possiede una bussola, quando non si sa per cosa si è a favore e dove si vuole andare, allora manca la capacità di guida e la volontà progettuale. E non ci si può attenere a quella che chiamiamo la continuità della politica estera tedesca, semplicemente perché non se ne ha alcuna idea».
A metà settembre, rispondendo a Paolo Valentino sul Corriere della Sera, l'ex leader tedesco 87enne ha aggiunto: «Non c'è dubbio che la risposta alla mondializzazione deve essere comune. I governi hanno reagito in prima battuta cercando di avvicinarsi all'opinione pubblica. Si è creato un corto-circuito tra nazionale e locale, con una ricerca dell'identità che spesso dà vita a movimenti reazionari e rilancia il pensiero di estrema destra. I partiti populisti crescono in tutta Europa, alcuni governi dicono ai loro popoli: siamo qui per proteggervi. Ma s'immagina se, nel 1945, Adenauer, De Gasperi e Schuman avessero detto a tedeschi, italiani e francesi, il nostro scopo è proteggervi?».
Ho richiamato a lungo questi passaggi già scritti meno di due mesi fa perché, purtroppo, siamo ancora lì. Al respiro corto dei sondaggi da risalire, per tornare alla Cancelleria l'anno prossimo. Quando l'euro potrebbe non esserci manco più — dipendesse tutto dalle sue indecisioni, o dai suoi balletti sterili con Sarkozy, tanto esibiti quanto impotenti. Perché non basta mettere i conti in ordine, se cresce la recessione economica e la disperazione sociale. Un pericolosissimo gioco a perdere — questo della «badante tedesca» con le chiavi di casa, di tutti, in tasca — che il premier italiano ha cominciato forse a smontare, dopo anni di dileggio e irrilevanza.

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