Concordia, il mondo ci guarda

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Ci sono più giornalisti che abitanti, in questi giorni, al Giglio. Una selva di telecamere, «più che ai vertici del G8», mi dice un collega di lungo corso. M'è parso interessante, per il pubblico di Rai 3 "Ambiente Italia", fare un giro d'orizzonte sul lavoro svolto dagli inviati di tutto il mondo. Come viene raccontato al loro paese il dramma della "Concordia"?
Il naufragio è la storia perfetta, per ogni genere di giornalismo. Per quello popolare più di tutti. La nave s'è piegata sul fianco davanti al paese, al centro dell'arco di Giglio Porto che guarda l'Argentario. Nessuno scenografo avrebbe potuto immaginare e realizzare nulla di meglio. La storia giornalistica perfetta è ambientata anche nel set televisivo perfetto.
Per i canoni imperanti nella televisione italiana d'oggi, in uno scenario così ti aspetteresti molte concessioni alla retorica narrativa, al colore dell'ambientazione anche nelle televisioni straniere. Ed invece, dalla Cnn a France Television, dalla Bbc alla Zdf, sono i fatti nudi e crudi ad essere raccontati. Le storie dei naufraghi, la viltà di Capitan Codardìa, l'organizzazione dei soccorsi, la navigazione consentita a navi così grandi in un Parco nazionale e in uno internazionale (il Santuario italo-francese dei cetacei): sono questi temi a dominare notiziari ed approfondimenti, mi dicono i colleghi stranieri.
C'è chi scava sullo strano rapporto tra Schettino e il suo ex commodoro Palombo, a cui ha fatto da secondo ufficiale sulla gemella della "Concordia", prima di essere promosso comandante dalla Costa Crociere al suo posto. Raccomandazioni all'italiana? Lo ipotizzano maliziosamente quasi tutti. Gli "inchini" al Giglio (dove vive Palombo) sono, dunque, un debito di riconoscenza? Una subordinazione psicologica di Schettino ad un capo che delle sfide a fil di scoglio ha fatto un vanto, scrivendoci addirittura un libro sopra?
I luoghi comuni sugli italiani sregolati e spavaldi, in effetti, sono schierati tutti lì, appena dietro lo scoglio. «Da non credere, quella telefonata con la Capitaneria di Porto», osserva sferzante Antje Pieper della Zdf. «Non sono "gli italiani" sotto accusa», concede il secondo inviato della tv pubblica tedesca, Carsten Rüger: «In Italia ci sono anche i comandanti De Falco. Ed è così in tutto il mondo».
Impressionati, tutti quanti, dalla solidarietà spontanea e generosa degli isolani. Case e vestiti per i profughi. E non solo per loro. «Sul Giglio gli alberghi sono quasi tutti chiusi. Siamo stati ospitati da un abitante che ci ha cucinato anche la pasta. È gente di mare straordinaria», racconta Isabelle Sabourault di France 3.
Il volto nobile della tragedia entra così nelle case francesi, inglesi, tedesche, svedesi, americane, giapponesi. E ci entra anche il disordine operativo, almeno apparente, dei tanti corpi e delle tante teste. «Carabinieri, Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Marina Militare: non si sa chi comanda. Ed è tipico degli italiani», mi dice Antinio Pellayo della spagnola Antena 3. «Il capitano che fugge dalle sue responsabilità e dice di essere scivolato sulla scialuppa che si allontana dalla nave con a bordo anche secondo e terzo ufficiale: sembra uno sketch della commedia all'italiana», si diverte a dire Dan Rivers di Fox News. E voi ci inzuppate il pane? «Per forza», risponde con una sonora risata, molto plateale, molto americana. British ed asciutto come da copione, Matthew Price della Bbc: «Nei prossimi giorni questa costa meravigliosa rischia il disastro ambientale. Abbiamo sottolineato molto gli interventi tempestivi del governo italiano, per i soccorsi e per evitare una catastrofe ecologica». «La Svezia è un grande arcipelago e c'è un vivace dibattito anche da noi sulla navigazione delle grandi navi in ambienti sensibili, in particolare tra Stoccolma ed Helsinki. Il naufragio della "Concordia" ha acceso i riflettori anche sulle nostre paure», mi dice Peter Loewe corrispondente del "Dagens Nyheter".
No, a nessuno è venuto in mente di mescolare tragedia e intrattenimento. «La spettacolarizzazione in questo caso potrebbe essere persino giustificata dal tema e dallo scenario», osserva Valentina Cravero della Televisione pubblica Svizzera italiana. «L'Italia ci ha abituati alla tv del dolore, da Cogne ad Avetrana; non sarebbe strano se ci costruisse, su questo dramma molto intenso, talk show e reality», aggiunge l'inviata elvetica sfoderando un sorriso ironico — a me pare di compatimento. Avrà visto anche lei Bruno Vespa già all'opera, col suo plastico in miniatura?


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