Concordia: no, il plastico no!

Costa, i disegni dei bambini del Giglio che hanno accolto i naufraghi
Il naufragio nel disegno di un bimbo del Giglio

Lo so. La nausea già monta. L'overdose di parole e immagini del naufragio al Giglio sta superando il livello di guardia. Epperò qualcos'altro bisogna aggiungerlo. E riguarda come la tragedia è entrata, entra ed entrerà nelle nostre case. Dallo schermo televisivo, anzitutto.
Per la trasmissione della Rai Ambiente Italia, sto seguendo sul posto quel ch'è successo. Sapendolo, il professore di letteratura romanza che abita al piano sotto al mio mercoledì sera mi dice, sorpreso e meravigliato: «Ho visto che anche Vespa è salito su un elicottero per far vedere la Concordia». Poi aggiunge, sornione: «Non ha ancora tirato fuori, però, il plastico della nave». Detto fatto. Qualche minuto dopo, il plastico (un modellino, piccolo per ora, fornito dall'armatore) si agitava già nelle mani di Vespa nello speciale di Rai1, in onda di lì a poco. E poi frizzi e lazzi del maître dell'infotainment all'italiana sui riti scaramantici marinari, le coincidenze kabalistiche dei numeri del disastro e l'influenza del maligno nella combinazione delle date. E poi la richiesta dell'applauso (tiepido) sulla «vita che continua» mentre in diretta tv il transatlantico gemello della Costa crociere passa davanti alla carcassa della Concordia con dentro ancora decine di morti. Non ce l'ho fatta più e ho spento.
No, non cambierà mai nulla in questo paese, se la tv pubblica continuerà ad essere ancora questa: l'Isola del Giglio al posto di Avetrana. Se gli spartiti e i suonatori del «ventennio breve» saranno ancora gli stessi. Devastanti — gli uni e gli altri, gli spartiti e i suonatori — per il cervello degli italiani, imbottito a piene mani di cinismo e banalità. Disastrosi per l'amor proprio e la dignità di un paese intero.


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