Il Titanic di casa nostra


«Sono stato l'ultimo a scendere dalla nave»: bugiardo come Giuda, la menzogna l'ha ripetuta tutto il giorno davanti a taccuini e tv di mezzo mondo. Poi Francesco Schettino s'è dovuto arrendere all'evidenza delle testimonianze che lo inchiodavano, e ai carabinieri che lo accompagnavano in carcere. Ci dice qualcosa tutto ciò? Sì, ci dice tanto. Prima, però, dobbiamo soffermarci su qualcos'altro. Altrettanto grave.
Per più di un'ora, sempre lui, Schettino, dagli altoparlanti ha detto a passeggeri ed equipaggio che la Costa "Concordia" avrebbe ripreso la navigazione. Il botto assordante e il buio improvviso era stato solo un «piccolo inconveniente all'impianto elettrico». Con la nave già inclinata sull'abisso, tutti sui ponti ad aspettare che qualcuno desse l'ordine d'indossare il salvagente ed evacuare. E, quando le lance di salvataggio sono state tirate fuori, gli addetti non erano in grado di manovrarle. Attorno, risse e spintoni per contendersi i giubbotti arancioni, l'àncora di una possibile salvezza. Nel caos più totale, al buio, di notte, in un mare gelido e nero.
Le testimonianze dei passeggeri e le ricostruzioni dei giornalisti fatte a caldo sono impietose. Una città galleggiante di cinquemila persone affidata a una ciurma impreparata, senza neanche una lingua comune per comunicare, fra loro e coi passeggeri. Nelle mani di un comandante incapace. Prima Schettino avvicina la nave dove non avrebbe dovuto, per fare un misterioso "inchino", a suon di sirene, agli isolani del Giglio — più probabilmente a qualcuno in specifico. Poi se la dà a gambe, senza neanche curarsi che tutti gli ufficiali fossero rintracciati (il commissario capo di bordo è stato recuperato dalla nave trentasei ore dopo, con una gamba rotta, per aver aiutato — lui sì — i passeggeri in fuga). Coi soccorritori che fanno la spola tra nave e terraferma fino all'alba, e lui già sul molo, all'asciutto. Un'infamia, non soltanto per il codice d'onore del mare.
Ecco, è di fuga dalle proprie responsabilità che ci parla il comportamento del comandante Schettino. E non solo il suo, certo. Si può autorizzare la navigazione di una nave da crociera di centoquattordicimilacinquecento tonnellate di stazza senza verificare (costantemente) che uomini e strutture siano all'altezza di compiti e procedure di sicurezza? No, non si può. E nel biglietto della crociera non sono previste le batterie dei segnalatori luminosi di uomo in mare? Anche questo andrà chiarito. Ma è lui per ora, il comandante vile, a lasciare sgomenti. E a farci pensare ai tanti comandanti, tronfi e approssimativi, che raccontano balle e scappano quando la nave affonda. Quanti ve ne vengono in mente, nei vostri uffici o nelle vostre officine? O nel nostro paese? E mica solo in Italia.


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