«De Falco? Un eroe del cazzo»

20120127_150251_650D9B2E.jpgAdesso abbiamo la conferma. Anche Schettino ha la sua corporazione, pronta a difenderlo. Nel post del 17 gennaio ne avevo ipotizzato solo l'esistenza. Ora s'è fatta viva l'Usclac, l'«Unione sindacale capitani di lungo corso al comando», a cui era iscritto il comandante della Costa Concordia. Per chiedere scusa a nome del loro associato? «Assolutamente». Per espellerlo, allora? «Non ce lo sogniamo nemmeno».
A parlare così a due settimane dal naufragio è Antonino Nobile, presidente dell'associazione. Che difende a spada tratta Francesco Schettino, contro ogni evidenza dei fatti, delle prove e delle testimonianze. E, da Genova, contrattacca anche Pietro Gardella, consigliere dell'Uslac, contro Gregorio De Falco, quello del «Vada a bordo» eccetera. «Un eroe del cazzo», dice oggi Gardella, parlando del comandante della Capitaneria di Livorno che metteva Schettino davanti ai suoi doveri e alle sue responsabilità.
L'ho già scritto. Il naufragio del Giglio è davvero la metafora dell'Italia, nel bene e nel male, al di là dei toni rozzi adoperati, in queste ore, da Der Spiegel. Ed allora: che paese è diventato mai il nostro? I processi si fanno in Tribunale, e va bene. Chiunque ha diritto di difendersi e proclamare la propria innocenza, e ci mancherebbe: fa parte del gioco. Ma come fa un'associazione di uomini di mare — «di lungo corso», poi — a chiudere gli occhi davanti ai fatti incontrovertibili certificati dalla voce stessa del suo associato? Il pesce puzza dalla testa. E l'Italia, negli ultimi lustri, ha avuto a capo pesci puzzolentissimi. Pessimi esempi per il senso comune di un popolo. Non ci sono ancora bastati?
Persino l'avvocato Bruno Leporatti, difensore di Schettino, l'altro ieri ha motivato la richiesta di revoca degli arresti domiciliari perché — testuale — «è irreale che Costa Crociere o un'altra compagnia gli riaffidino il comando di una nave» (sic). Le hanno lette queste parole il consigliere Pietro Gardella e il presidente dell'Uslac Antonino Nobile che accusa i giornalisti — e ti pareva — di «aver creato un mostro»? In che mani sono le nostre navi e il mare, se i «capitani di lungo corso al comando» ragionano tutti come loro?
«Fa lo scemo per non andare in guerra», usava dirsi un tempo. Un po' codardi, un po' sbruffoni. Siamo sempre lì, alla stessa commedia italiana. Deprimente, umiliante. Per poi stupircene, se qualcuno ci para davanti uno specchio. E siamo costretti a guardarci in faccia, in un mondo — vivaddio! — con porte e finestre aperte.


7 commenti:

  1. E un po' opinionisti da bar, come lei.

    Andrea

    5 anni per mare, non a scribacchiare su un blog di cose delle quali non si ha la minima conoscenza.

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  2. Andrea non riesco a trovare un significato alle parole che ha scritto. 5 anni per mare a cosa dovrebbero servire? L'evidenza delle cose è disarmante. Non penso che gli opinionisti da bar ( ? ) abbiano bisogno di diventare uomini di mare per comprendere che in tutto questo c'è qualcosa che non va. Sarebbe bene, quando si commenta una notizia, dare il proprio punto di vista per far si che nasca una discussione. Le sue parole sembrano soltanto uno sterile tentativo di difendere a spada tratta qualcosa o qualcuno. E' un associato Uslac? Io personalmente non credo agli eroi dell'ultimo minuto come non credo che in tutto questo l'incompetenza di un solo individuo possa aver causato cio' che tutti ormai ben sappiamo. Non sono favorevole ai processi mediatici nè tantomeno alla diffusa pratica di tirare conclusioni affrettate prendendo per buono quello che ci viene messo sotto il naso dai media ( blog, tv, giornali, web-giornali e quant'altro ). Tuttavia continuo a non riuscire a trovare un senso al suo commento. Forse qualche parola in piu' sarebbe illuminante.

    Francesco.

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  3. Tutto quello che ho potuto raccogliere in quindici giorni di lavoro sull'isola del Giglio, parlando con comandanti di navi, inquirenti, testimoni e sopravvissuti al naufragio, conferma la sbruffoneria di Schettino e la sua totale inadeguatezza a gestire un'emergenza creata da lui stesso. Se lei, Andrea, va per mare lo avrà capito senz'altro. Al di là del partito preso.

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    1. Il sig. Staglianò che ha gettato discredito su tutta la categoria dei capitani marittimi, di cui molti insigniti della medaglia d'onore di lunga navigazione, non merita risposta alcuna.

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  4. Schettino è responsabili per quello che è accaduto. E molto probabilmente pagherà.
    La Costa Crociere è responsabile per aver assunto un comandante che a detta di tutti era "incompetente"? Quanti altri comandanti hanno assunto in questo modo?
    La Guardia costiera, permettendo queste assurde manovre, è responsabile?
    Condivido l'intervento di Pietro Gardella che nulla ha a che vedere con le responsabilità di Schettino, come invece si cerca di far credere in questo articolo.

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  5. Sono d'accordo con Anonimo: responsabile non è solo Schettino. L'ho già scritto nei post precedenti. La questione resta sempre la stessa. A decidere l'evacuazione della nave poteva essere solo il comandante in capo, anche davanti alle eventuali pressioni contrarie della Costa Crociere. Schettino avrebbe salvato tutti e non si sarebbe coperto d'infamia. Tutto qui.

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  6. I morti quindi sono responsabili essi stessi per essere morti? Il concorso di incompetenza, leggerezza e imprudenza è discutibile? Come accade spesso in questo Paese si confonde il colpevole e si cerca il capro espiatorio.

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