Passera e l'«operazione Fenice»

Tav, firmato l'accordo tra Italia e Francia▇ Sommersa dai botti (abusivi) di fine anno, la bugia di Corrado Passera sulla Nuova Alitalia è passata — come suol dirsi — in cavalleria. Eppure, volendo smentire i documentati conflitti d'interesse, riassunti impeccabilmente da Milena Gabanelli e Giovanna Boursier sul Corriere della Sera del 30 dicembre scorso, il superministro ha finito per confermare tutto. Il regalo fatto a se stesso (come amministratore delegato di Intesa San Paolo), caricando sullo Stato i debiti di Air One con la sua banca; e i costi per il bilancio pubblico di 5 mila dipendenti messi fuori dalla compagnia di bandiera e dal suo finto concorrente Carlo Toto (socio di Passera). Tutto quello che avevo annotato nel post del 16 novembre scorso, all'annuncio dei nuovi ministri del governo Monti.
Scrive, dunque, Passera il 31 dicembre, sempre sul Corriere, replicando — piccato — alle due gionaliste di Report: «L'operazione Nuova Alitalia fu del tutto trasparente e rispettosa delle regole, comprese quella della concorrenza. Con capitali privati si sono salvati almeno 15 mila posti di lavoro ed è stato drasticamente ridotto l'onere che lo Stato avrebbe dovuto sostenere se fosse avvenuto l'inevitabile fallimento dell'intera vecchia Alitalia». Un'infilata di inesattezze e bugie.
A cominciare da quello che egli definisce «l'inevitabile fallimento». E chi l'ha detto che il fallimento fosse «inevitabile»? Su questo, Passera afferma semplicemente il falso. L'accordo stretto dal governo Prodi per unificare Alitalia ed Air France prevedeva 2.120 licenziamenti. Con l'operazione Fenice perorata da Passera e strombazzata da Berlusconi, la Nuova Alitalia ne licenziò invece 7.000, assorbendo i guai della fallimentare Air One (due miliardi di debiti in dieci anni, quasi tutti con Banca Intesa) e scaricandoli sullo Stato, attraverso la cassa integrazione prolungata e gli incentivi al prepensionamento. Quanto al rispetto delle regole sulla concorrenza, Passera dimentica solo di aggiungere che le «regole» furono modificate da Berlusconi, su sua richiesta, con un decreto ad hoc per escludere le norme anti trust sulla tratta Milano-Roma, la più redditizia.
Che al sabotaggio dell'unificazione Alitalia-Air France abbiano partecipato attivamente la selva di sindacati aziendali e le confederazioni nazionali (Bonanni in testa, per dare una mano al conterraneo Toto) rende il quadro solo desolatamente più triste. L'artefice di quel capolavoro ai danni dei contribuenti italiani e degli stessi lavoratori del gruppo Alitalia fu proprio l'attuale ministro dello Sviluppo economico, dei Trasporti e delle Infrastrutture, il super Passera. Promosso da bracconiere a guardiacaccia, senza colpo ferire. E con ambizioni ancora più grandi: mettersi a capo dell'intero Paese. Raccontando bugie e minando alla radice l'etica della pòlis «che ha bisogno di verità», come annota oggi su la Repubblica Barbara Spinelli? Non ci sono bastate quelle pluriennali della sua «spalla» ridanciana nell'operazione Fenice?

■ (mercoledì 4 gennaio 2012)


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