Un appello: «Fermiamo gli F35»


«Affinché il male trionfi basta che le brave persone restino inattive»: c'è questa didascalia in calce all'appello «Sbilanciamoci, facciamo volare la fantasia». Una campagna promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo" contro l'acquisto di 131 F35. Sull'impiego di questi caccia bombardieri ci sta ripensando anche Obama, e il Pentagono potrebbe annunciare qualche passo indietro. E l'Italia? Possiamo assistere impotenti all'impiego di 16 miliardi di euro per armamenti micidiali, mentre tiriamo la cinghia su tutto il resto?
Fate girare, passiamo parola.
Di seguito il testo integrale.
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«L’Italia vuole acquistare 131 caccia bombardieri Jsf F35, il costo previsto è di 16 miliardi di euro.
I caccia F35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996. ll nuovo "caccia da attacco combinato", Jsf F35 Fulmine, è un aereo militare che, per la sua configurazione, è predisposto non per giacere in un hangar o per il controllo dei cieli di un paese, bensì per compiere azioni di aggressione — anche con armi nucleari — tipiche dell'attuale scenario di guerra permanente.
Il costo dei 131 F35 per i cittadini italiani sarà elevatissimo: la cifra di 16 miliardi di euro è solo il prezzo per l'acquisto dei velivoli; la spesa è destinata ad aumentare poiché gli aggiornamenti tecnici che questi aerei necessiteranno nel corso degli anni sono molto costosi. Gli aerei saranno pagati a rate di circa un miliardo l’anno tra il 2009 e il 2026.
L’Italia partecipa al programma dell’F35 come partner di secondo livello: ciò significa che contribuisce allo sviluppo e alla costruzione del caccia. Vi sono impegnate oltre 20 industrie, cioè la maggioranza di quelle del complesso militare, tra cui Alenia Aeronautica, Galileo Avionica, Selex Communications, Datamat e Otomelara di Finmeccanica
L’F35 è un aereo di quinta generazione, grazie alla capacità stealth, e sarà prodotto in due varianti: a decollo/atterraggio convenzionale, e a decollo corto/atterraggio verticale. L’F35 Lightning "come un fulmine colpirà il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente". Un aereo, dunque, destinato alle guerre di aggressione, a provocare distruzioni peggiori di quelle del terremoto dell’Abruzzo. Ma per le vittime non ci saranno funerali di stato, né telecamere a mostrarli.
All’aeroporto di Cameri (Novara), il caccia verrà assemblato; questa attività, secondo il governo, creerà subito 600 posti di lavoro e una "spinta occupazionale" che potrebbe tradursi in 10 mila posti di lavoro. Una bella prospettiva quella di puntare, per far crescere l’occupazione, su uno dei più micidiali sistemi d’arma. In realtà, più passa tempo più le stime occupazionali del governo si riducono, e oggi si parla di circa 2000 occupati (?!) a fronte di una spesa di 16 miliardi di investimento.
Forse questi 16 miliardi di euro di denaro pubblico — nostro — potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Sono soldi sottratti alle spese sociali, alla sanità e all’istruzione, settori certamente più bisognosi di finanziamenti. Più o meno, ogni aereo costa 100 milioni di euro, l'equivalente di 400 asili nido o, se si preferisce — vista l'attualità —, l'indennità di disoccupazione (la cifra è quella prevista dal governo) per 80 mila precari.
Viene in mente Raoul Follereau, l’amico dei lebbrosi, che nel 1954 scrisse ai capi delle due grandi potenze, Usa e Urss: “Datemi un aereo, ciascuno di voi un aereo, uno dei vostri aerei da bombardamento. Perché col costo di questi due velivoli di morte, si potrebbero risanare tutti i lebbrosi del mondo... Non credete che sia questa una bella occasione ‘per fare qualche cosa?’ Due bombardieri! E si avrebbero tutte le medicine necessarie per guarirli! Il problema non ne sarebbe ugualmente risolto? Lo so. Ma datemi intanto due aerei: e vedrete come si schiarirebbe. E quale speranza nascerebbe allora in milioni di poveri cuori che non saranno soltanto quelli dei lebbrosi…!”».
Link:
www.disarmo.org
it-it.facebook.com/retedisarmo

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