Incubo veleni al Giglio

A un mese dal naufragio, è cominciato lo svuotamento del carburante della Concordia. Uno scoglio potrebbe cedere. Cresce la paura per l'inquinamento

Si sta deformando sotto il suo stesso peso. Centoquattordicimila tonnellate di acciaio fatte per solcare i mari danno ora i primi segni di cedimento. Al Giglio è questo l'incubo degli abitanti dell'isola e della Protezione civile, al lavoro per svuotare la Concordia di tutti i suoi veleni. Mentre i vigili del fuoco stanno attrezzando scafandri speciali per proteggere le mucose dei propri palombari dalla contaminazione batteriologica. «Le ricerche dei quindici dispersi non si sono mai fermati», mi dice il responsabile della comunicazione Luca Cari. Anche ora che i riflettori accesi dal 13 gennaio attorno alla nave cominciano a spegnersi.
Torno al Giglio a un mese dallo schianto della Concordia contro lo scoglio delle Scole, provocato dall'oramai celeberrimo e idiota «inchino» di Francesco Schettino al suo ex comandante Palumbo, giocando con la pelle di 4300 passeggeri affidati alla sua responsabilità. Sul molo si aggirano, affranti ma non domi, familiari francesi, indiani, americani. Aspettano di poter piangere almeno le spoglie di figli, fratelli e mogli. Attaccato allo scafo, il pontone Meloria scarica su una nave cisterna le prime tonnellate di carburante pompate dai serbatoi del transatlantico. Un olio pesante, pericolosissimo per l'ecosistema marino. Una sola goccia di Ifo 380 può contaminare un metro cubo di colonna d'acqua. E di gocce, nei serbatoi, ce n'è per 2300 tonnellate, da rimuovere con tutte le cure, per non disperderlo in mare.
Nella Concordia schiantata, ci sono però anche tutti i veleni di una città galleggiante di cinquemila persone. Detersivi, medicinali, oli, elettrodomestici, arredi, computer, grassi per apparati meccanici. «Gli ftalati, usati in cavi, vernici e inchiostri, sono tossici per il sistema riproduttivo dei mammiferi. I ritardanti di fiamma, usati per rendere ignifughi cavi elettrici e mobili, interferiscono con lo sviluppo del sistema nervoso», ricorda Vittoria Polidori, di Greenpeace. Di tutto questo si parla ancora troppo poco.
È una corsa contro il tempo e un braccio di ferro costante col mare che si sta caricando, dunque, di altre angosce. Il video girato da un Rov, il robot sottomarino dell'Ispra, l'Istituto di ricerca che fa capo al ministero dell'Ambiente, dà forma alle ombre più cupe. Lo scafo si piega e si distorce. E uno dei due spuntoni di granito che reggono le centoquattordicimila tonnellate della Concordia ha una vistosa frattura di 30 centimetri, mentre una sezione della plancia che fino a due settimane fa era emersa oggi è sott'acqua. Segno inequivocabile, per gli esperti, che il relitto starebbe collassando sotto le spinte gravitazionali della sua enorme mole.
È questo incubo a togliere il sonno ora al Giglio.


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