Cosa ci dicono «Occupy Wall Street» e «Primavera araba»

Un vecchio amico mi ha mandato questo intervento di Leonardo Boff, filosofo e fondatore della Teologia della Liberazione. Per la radicalità del suo pensiero, caratterizzata — lo ricordo — da una strenua difesa dei diritti dei più poveri, nel 1985 il francescano brasiliano fu condannato al cosiddetto «silenzio ossequioso» su iniziativa del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI. In pratica gli fu impedito di insegnare e manifestare il proprio pensiero. Nel 1992, a seguito delle minacce di ulteriori provvedimenti disciplinari da parte di papa Giovanni Paolo II se avesse partecipato al primo Summit della Terra a Rio de Janeiro, abbandonò l'ordine francescano. Boff insegna oggi teologia, filosofia, spiritualità ed ecologia. L'articolo che segue è stato scritto il 12 febbraio scorso per Brasil de Fato, giornale dei «Sem Terra» di San Paolo. Credo meriti spazio anche in questo blog.
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Dove andranno «indignati» e «occupanti»
di Leonardo Boff

In uno dei dibattiti importanti, a cui ho partecipato nel Forum Social Tematico di Porto Alegre, ho ascoltato dal vivo le testimonianze degli «Indignati» di Spagna, Londra, Egitto e Stati Uniti. Sono rimasto molto impressionato dalla serietà dei loro discorsi, lontana dallo stile anarchico anni Sessanta del secolo passato, con le sue molte «parole». Il tema centrale era «Democrazia ora». Veniva rivendicata un'altra democrazia, ben differente da quella a cui siamo abituati, che è più una farsa della realtà. Vogliono una democrazia che si costruisca partendo dalle strade e dalle piazze, il luogo del potere originario. Una democrazia dal basso, articolata organicamente con il popolo, trasparente nei suoi procedimenti e non più corrotta. Questa democrazia, in sintesi, si caratterizza per il suo collegare la giustizia sociale con la giustizia ecologica.
Curiosamente, gli «Indignati», gli «Occupanti», i protagonisti della «Primavera araba» non si riferiscono ai classici discorsi di sinistra, nemmeno ai sogni delle varie edizioni del Forum Sociale Mondiale. Siamo in un altro tempo ed è nata una nuova sensibilità. Si postula un altro modo di essere cittadini, comprendendo con forza le donne finora realtà invisibili, cittadini con diritti, con partecipazione, con relazioni orizzontali e trasversali facilitate dalle reti sociali, dal cellulare, da Twitter e Facebook. Abbiamo a che fare con una vera rivoluzione. Prima le relazioni si organizzavano in forma verticale, dall'alto in basso. Ora è in forma orizzontale, dai lati, nella immediatezza della comunicazione alla velocità della luce. Questo modo rappresenta il tempo nuovo che stiamo vivendo, dell'informazione, della scoperta della soggettività, non quella della modernità, incapsulata in se stessa, ma della soggettività relazionale, dell'emergenza di una coscienza di specie che si scopre dentro la stessa e unica Casa comune, Casa in fiamme o in rovina per l'eccessivo saccheggio del nostro sistema di produzione e consumo.
Questa sensibilità non tollera più i metodi del sistema di superare la crisi economica e le sue conseguenze, sanando le banche con denaro dei cittadini, imponendo una severa austerità fiscale, sbaraccando la sicurezza sociale, l'appiattimento dei salari, il taglio degli investimenti, nel presupposto illusorio di riconquistare in questo modo la fiducia dei mercati e rianimare l'economia. Tale è dogmatica e ripete stupidamente «T.i.n.a.: there is not alternative», non c'è alternativa. I sommi, sacrileghi sacerdoti della per nulla Santa Trinità (Fmi, Unione Europea e Banca centrale europea) hanno fatto un golpe finanziario in Grecia e in Italia, e hanno messo i loro accoliti come gestori della crisi, senza passare per il rito democratico. Tutto è visto e deciso nell'ottica esclusiva dell'economia, che opprime il sociale e produce la inutile sofferenza collettiva, la disperazione delle famiglie e l'indignazione dei giovani che non trovano lavoro. Tutto questo può finire in una crisi dalle conseguenze drammatiche.
Paul Krugman, premio Nobel per l'economia, è stato alcuni giorni in Islanda per studiare come questo piccolo paese è uscito dalla sua crisi travolgente. Lì hanno percorso un cammino corretto, che anche altri dovrebbero seguire: hanno lasciato andare in rovina le banche, messo in galera i banchieri e gli speculatori che praticavano truffe, riscritto la Costituzione, garantito la Sicurezza Sociale per evitare un crollo generalizzato e sono riusciti a creare lavoro. In conseguenza: il paese è uscito dal pantano ed è uno di quelli che cresce di più fra i i paesi nordici. La via dell'Islanda è stata messa sotto silenzio dai media di tutto il mondo, nel timore che fosse di esempio per altri paesi. E così il carro, con misure equivoche ma coerenti con il sistema, sta correndo velocemente verso il precipizio.
Contro questo prevedibile esito c'è l'opposizione degli «Indignati». Vogliono un altro mondo più amico della vita e rispettoso della natura. Forse l'Islanda ci sarà di ispirazione? Chi lo sa? Certamente non nella direzione dei modelli del passato, già esauriti. Andranno nella direzione di cui parlava Paulo Freire «dell'inedito fattibile» che nascerà da questo nuovo immaginario. Che si esprime senza violenza, in uno spirito democratico-partecipativo, con molto dialogo e scambi che arricchiscono. In ogni caso il mondo non sarà più come prima; esso sarà molto diverso da come i capitalisti desidererebbero che rimanesse.
(traduzione di Antonio Lupo)


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