E dopo Schettino venne Lusi

Francesco Schettino
Luigi Lusi (Ansa)
Mai un punto fermo. Pensi di aver visto fatti certi e sentito parole chiare, passa qualche giorno e tutto s'ingarbuglia. Vi ricordate? Il comandante della Concordia Schettino ammette, a caldo, d'essere andato lui contro uno scoglio, naufragando con quattromila passeggeri a bordo. Poi ci ripensa, fa una giravolta e insinua il dubbio (lui o chi per lui) che gli strumenti della plancia non funzionassero bene.
A caldo, l'onorevole della Margherita Lusi ammette di aver intascato 13 milioni di euro. Non erano suoi ma del partito, e quindi — com'è ovvio dire in questi casi — li ha rubati. Tanto da volerne restituire almeno una parte. Ovvio anche che il partito (attuale) mettesse alla porta il ladro reo confesso. Ovvio? Neanche per sogno. Espulso dal Pd, Lusi annuncia ricorso al Tribunale civile contro «una decisione volutamente infamante». Addirittura. Vuole una medaglia da mettere al petto? Forse sì, preparando un qualche ricatto. Magari c'è anche qualcuno disposto a dargliela, sottobanco. E badate: per lui — e quelli come lui — è «infamante» l'espulsione dal partito non il furto al partito.
Francesco Schettino, intanto, ha trovato al suo fianco la corporazione di appartenenza (ne ho scritto, con qualche scandalo, nel post di venerdì 27 gennaio). L'«Unione sindacale capitani di lungo corso al comando» è pronta a rovesciare la responsabilità di tutto sulla Capitaneria di porto che cercava di salvare i naufraghi. E ha trovato anche Vespa (con "Porta a Porta") e Retequattro  (con "Quartogrado") ad imbastire un bel blabla per confondere le idee a chi ha stomaco per guardarli. Col plastico d'ordinanza — ça va sans dire — per essere più efficaci nel garbuglio.
Per par condicio, anche l'ex boy scout Gigino Lusi ha diritto al suo plastico. Il dubbio, nel suo caso, è cosa far costruire al falegname: la villa di Genzano, la casetta in Canada, o Palazzo Madama dov'è asserragliato. Ne verremo mai fuori da una melma così?


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