Elba, il compleanno del Parco

Ventiduemila seconde case su ventottomila abitanti. Le conseguenze della bulimia costruttiva sull'isola dell'Arcipelago. Il bilancio di Mario Tozzi, per cinque anni a capo del parco più discolo d'Italia

▇ «In Italia ci sono un milione e trecentomila abitazioni in posti in cui non dovrebbero stare. Sei milioni di italiani vivono in zone a rischio idrogeologico, nell'89% dei comuni». Comincia così l'incontro con Mario Tozzi per tracciare un bilancio sui quindici anni del Parco dell'Arcipelago toscano, sullo sfondo l'alluvione del 7 novembre 2011 a Campo nell'Elba, che provocò decine di sfollati con milioni di danni. Per cinque anni, dal 2006 al 2011, e dopo un lungo periodo di commissariamento, il geologo e divulgatore scientifico ha presieduto uno dei parchi nazionali più difficili del nostro paese, per l'estensione e la frammentazione del territorio diviso in sette isole; ed anche per l'ostilità di molti amministratori locali.
Mario Tozzi accetta il mio invito a percorrere l'isola d'Elba (solo metà del suo territorio è inserita nell'area protetta) per ragionare sul senso della tutela ambientale e le opportunità di benessere economico offerte dal parco. «In un periodo di crisi, l'anno scorso il turismo naturalistico è cresciuto del 15%», annota Tozzi. Nel videoreportage allegato a questo post, aggiunge: «Al tempo di quella che abbiamo chiamato la bulimia costruttiva italiana, anche all'Elba sono state fatte ventiduemila seconde case. Sono tante per ventotto mila abitanti».
Qui un metro quadrato che vede il mare vale fino a diecimila euro. Difficile contrastare interessi così forti. Eppure, il comune di Portoferraio ha deciso di «cancellare decine di migliaia di metri quadrati di nuove costruzioni, previste per seconde e terze case», mi dice il sindaco Roberto Perìa. Senza rivolte? «Assolutamente no». Alla fine quale bilancio si può trarre dalla presidenza del Parco? «Lasciamo questa eredità: la tutela ambientale è un valore. Qualche volta essa va a discapito di qualche interesse, ma questo rientra in un bene comune di cui magari non si preoccupa più nessuno», conclude Tozzi alla fine del suo mandato quinquennale.


■ (lunedì 29 febbraio 2012)


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