Il processo Mills e il «cerchiobattista»

Che succede quando le opinioni divorziano dai fatti? La «prescrizione» del reato diventa «assoluzione» e Berlusconi può cantare vittoria, senza pagare dazio

▇ «I fatti separati dalle opinioni»: Lamberto Sechi — per la mia generazione un maestro di giornalismo — l'aveva fatto scrivere sotto la testata di Panorama, prima che il settimanale finisse nell'orbita di sciur Berlusca. Una bussola, quelle cinque parole, per ogni buon direttore di giornale. Ma che succede quando le opinioni saltano i fatti, e questa ginnastica si fa in un grande quotidiano? Succede quel ch'è capitato domenica 26 al Corriere della Sera, col fondo «La guerra infinita da archiviare» a firma di Pierluigi Battista: una dissociazione totale dalla realtà.
Ricapitoliamo, per farci capire da chi non ha letto il quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli sulla prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari nel processo a carico dell'ex premier per scadenza dei termini. «Il cronometro era diventato un'arma letale usata da entrambi i contendenti [oppositori e difensori politici]», afferma Battista. E più avanti: «Ciascuno resterà della sua opinione: i detrattori del "Caimano" continueranno a considerarlo impunito e i suoi seguaci come la vittima di una persecuzione politico-giudiziaria». Per concludere che il verdetto milanese può essere «un incoraggiamento in più per cambiare pagina e mettere fine alla guerra perpetua tra politica e magistratura». Come si vede, in queste opinioni i fatti — accertati da sedici magistrati diversi — non ci sono più, scompaiono. Berlusconi è stato prescritto non «assolto», come farnetica anche quel fenomeno del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Dal 2005, quello di Milano è stato «un processo minato da tre leggi ad personam (di cui due incostituzionali), tre ricusazioni dei giudici (l'ultima decisiva) e anche schizofrenici ritmi di tribunale: 8 udienze nell'ultimo mese, ma solo 6 nei primi sei mesi del 2011 [quando Berlusconi era presidente del Consiglio: vi ricordate la legge sul legittimo impedimento? ndr]».
Questo si legge sullo stesso giornale, nell'articolo di Luigi Ferrarella, a fianco degli equilibrismi di Battista. L'«arma letale» del cronometro l'ha potuta usare, dunque, solo uno, come ha voluto. E gli altri hanno dovuto subirla. Sicuro, Battista, che ora il "Caimano" si farà processare come un cittadino normale, ad esempio, nel processo sulla «nipote di Mubarak»? Per tutto il mondo, tutto, dopo tre gradi di giudizio Mills è «un corrotto» e Berlusconi imputato di averlo corrotto. Ora, «l'impenitente corruttore schiva la pena e gli resta il marchio: fosse dubbio il fatto, sarebbe assolto; non se ne vanti», per dirla col professor Franco Cordero. Ancor più chiaramente: se innocente, l'imputato del reato prescritto può farsi processare lo stesso (è una sua facoltà). Una strada semplice, alla portata di tutti. Scommettiamo che Berlusconi preferirà, invece, la prescrizione e farla franca?
Il «terzismo» è stato messo sugli scudi da Paolo Mieli (mentore, non a caso, di Battista), prima a La Stampa e poi al Corriere. Può essere una nobile aspirazione, se riesce a far gli slalom tra fatti controversi. È un meschino artificio dialettico quando i «fatti» se li deve inventare. Dal «cerchiobottista» (un colpo al cerchio e uno alla botte) al «cerchiobattista» (con la «a» al centro), il passo è davvero brevissimo. E, a rompersi le gambe, a quel punto, è il giornalismo. A precipitare è la credibilità stessa di chi partecipa da officiante «alla preghiera laica del mattino», come definiva Immanuel Kant la lettura quotidiana del giornale. Le bestemmie non si addicono a chiese e templi. Sulla bocca di chi canta messa, si addicono ancor meno.
■ (lunedì 27 febbraio 2012)


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