«Telecolonialismo», armato

L'aumento vertiginoso delle spese militari imposto alla Grecia da Merkel e Sarkozy. Atene brucia e la campana suona anche per noi


Senza pane in casa ma con gli arsenali colmi. Armi per sette miliardi di euro, quest'anno, il 18,2% in più del 2011. Parliamo di qualche Repubblica delle banane? Nient'affatto. Ad impiegare il 3% del Prodotto interno lordo del suo paese in commesse militari è Lucas Papademos, primo ministro greco, messo in sella ad Atene dalla troika Ue-Bce-Fmi il 12 novembre scorso, lo stesso giorno in cui Mario Monti salì a Palazzo Chigi.
Ad imporre un dazio tanto esoso, ha scritto Marco Nese sul Corriere della Sera, è stata Frau Merkel in persona, per comprare due sottomarini prodotti dalla TyssenKrupp, e tanto altro ancora. Fra cui 223 carri armati Leopard II, al posto degli altri due sottomarini commissionati dall'ex premier di centrodestra Kostas Karamanlis, quello dei conti pubblici truccati, per intenderci. Una commessa che il socialista George Papandreou (disarcionato tre mesi fa da Papademos) aveva cercato di bloccare, nel tentativo di raddrizzare i conti pubblici, dimostrando — fra l'altro — che quei sommergibili made in Germany non reggono il mare, alla luce di una perizia tecnica svolta dalla Marina militare greca.
È tutto? Non ancora. Poteva Nicolas Sarkozy essere da meno nel dettar legge in casa altrui? Neanche per sogno. Ed ecco 6 fregate e 15 elicotteri francesi, più un po' di motovedette, rifilate ad Atene per un costo di quattro miliardi e 400 milioni di euro. Un ordinativo strappato il maggio scorso a Papandreou in visita a Parigi col cappello in mano per chiedere soldi all'Europa.
Semplici coincidenze? Per niente. L'estate scorsa il Wall Street Journal ha rivelato che l'acquisto degli armamenti era stato preteso da Berlino e Parigi per dare semaforo verde agli aiuti della Bce a un paese sull'orlo del fallimento. Dopo essere riuscita a sostituire il «pignolo» Papandreou col più «ragionevole» Papademos, ex vicepresidente della Banca centrale europea ed ex governatore della Banca di Grecia, la coppia più disastrosa d'Europa, Merkel-Sarkozy, è riuscita a far ripartire i programmi militari di una indebitatissima Atene. Progettando l'acquisto di 60 caccia intercettori e facendo lievitare le spese militari fino — come detto — al 3% del Pil. Solo gli Stati Uniti, per avere un'idea, possono permettersi, in proporzione, altrettanto.
Oltralpe, gli analisti più attenti definiscono già da tempo i comportamenti politici di Merkel e Sarkozy «telecolonialismo», un colonialismo a distanza che non avrebbe bisogno di armi e occupazione del territorio per essere praticato. Con l'escalation delle spese militari imposta dai creditori, le armi ora devono mettercele e pagarsele addirittura loro, i debitori stessi. Per quanto tempo ancora assisteremo in silenzio allo stritolamento di un popolo, senza dire ad alta voce queste tragiche verità? Dovrebbero, oltretutto, già dirci qualcosa questi due semplici numeri inframmezzati da una lettera: 131 F35. Undici miliardi di euro tricolori da spendere mentre tiriamo la cinghia. «Col costo di uno solo di questi cacciabombardieri si costruirebbero 185 asili nido, consentendo alle mamme italiane di andare a lavorare», ha ricordato in questi giorni Umberto Veronesi.
Sveglia ragazzi, Atene brucia. E la campana suona anche per noi.


Nessun commento:

Posta un commento