Franklin D. Roosevelt e noi

art.18. fotoCome il mondo, in ottant'anni, ha perduto nuovamente la bussola

▇ Ricevo e pubblico molto volentieri:
Cari amici, in questi giorni di discussione sull'articolo 18, una voce che arriva dagli anni Trenta forse ci può dire a che livello di degrado è arrivata la cultura politica del nostro tempo. La cultura di tutti i partiti e di tutte le istituzioni a partire da quella del Presidente Napolitano. A ogni passaggio, fin dall'inizio nell'indicare le cause, fate i confronti.
— Emilio Molinari

Dall'intervento di insediamento del 32º presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt tenuto il 4 Marzo 1933, quattro anni dopo la drammatica crisi del 1929
«[...] Con questo spirito tutti noi — io e voi — affrontiamo le nostre comuni difficoltà. Non siamo stati colpiti dalla piaga delle locuste. Ciò accade innanzi tutto perché chi domina lo scambio di beni materiali ha fallito. La condotta degli speculatori senza scrupoli è ora di fronte al giudizio dell'opinione pubblica e alla ripulsa dei cuori e della ragione degli uomini.
Le uniche regole che conoscono sono quelle di una generazione di egoisti privi di una visione del futuro e quando questa manca il popolo soffre. Il nostro obiettivo più importante è quello di far tornare la gente a lavorare. Lo possiamo realizzare attraverso assunzioni governative dirette, affrontando l'impegno come faremmo con un'emergenza bellica, ma, al contempo, grazie a queste assunzioni, portare a termine progetti per riorganizzare le nostre risorse naturali. In questo sforzo per un rilancio dell'occupazione abbiamo bisogno di una severa azione di controllo su tutte le attività bancarie, creditizie e di investimento, per porre fine alle speculazioni con danaro altrui [...]».
Cinque mesi dopo
«[...] Gli aiuti comunali e statali sono stati estesi al massimo. Come sapete, abbiamo messo trecentomila giovani uomini a lavorare a progetti concreti e di pubblica utilità nelle nostre foreste e a prevenire l'erosione del suolo e le alluvioni. Un grande programma di lavori pubblici da tre miliardi di dollari per la costruzione di reti elettriche e strade, di imbarcazioni per la navigazione interna, per la prevenzione delle alluvioni e per migliaia di progetti comunali e statali.
Grazie a uno sforzo democratico dell'industria possiamo ottenere un aumento generale degli stipendi e una riduzione delle ore di lavoro. Si potrà farlo solo se permetteremo e incoraggeremo la cooperazione in ambito industriale, perché se non ci sarà unità di azione pochi uomini egoistici in ogni ambito continueranno certamente a pagare stipendi da fame e a esigere lunghi turni lavorativi.
La concorrenza dovrà scegliere se seguirli sulla strada dell'aumento progressivo dello sfruttamento.
Abbiamo visto questo tipo di azioni determinare la continua caduta verso l'inferno economico degli ultimi 4 anni.
La proposta è semplice: se tutti i datori di lavoro agiranno di concerto per ridurre l'orario di lavoro e per aumentare gli stipendi, noi potremmo aumentare l'occupazione [...]».

Nota a margine
Nel 1940, Franklin D. Roosevelt tassò al 90% i redditi superiori a 100.000 dollari. Negli anni Settanta, sotto il repubblicano Richard Nixon, le imposte sugli alti redditi restano al 60%. È con Ronald Reagan, eletto nel 1981, che le tasse per i più ricchi cominciano a scendere in picchiata per trent'anni. E i risultati si vedono: il miliardario Warren Buffet (terzo uomo più ricco al mondo nel 2012, secondo la rivista Forbes) è stato tassato con l'aliquota del 17,4% nel 2011. — (i.s.)
■ (lunedì 25 marzo 2012)


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