Tav, l'altro tunnel della Val Susa

Senza opposizioni e proteste, raddoppia la galleria autostradale. Ufficialmente è una «canna di sicurezza», tecnicamente un secondo tunnel di esercizio per i camion. Imbarazzante silenzio di tutti

▇ «Dov'erano quelli della bassa valle quando noi ci battevamo contro l'autostrada sospesa che deturpa il nostro paesaggio?». Le parole mi arrivano come uno schiaffo inatteso. Romano Bisticco è il presidente degli albergatori, e Bardonecchia non è un modello di turismo ecosostenibile, ma lo schiaffo arriva a segno lo stesso. Se vuoi capire la Val di Susa oggi — quella alta non meno di quella bassa —, la domanda di Bisticco deve avere una qualche risposta.
Sono salito fino al traforo autostradale del Frejus per raccogliere gli argomenti che si agitano dietro fumogeni e corpo a corpo nella battaglia sul supertreno veloce. Anche solo a percorrerla, ti accorgi che è l'autostrada più devastante d'Italia, cominciata nel 1980 e raddoppiata in alta valle per le Olimpiadi invernali Torino 2006. Costruita gran parte nel letto della Dora, con gallerie e viadotti che ti bucano gli occhi. Acqua passata? Sterili recriminazioni? Nient'affatto.
«Il secondo tunnel in costruzione ufficialmente è una canna di sicurezza, tecnicamente può diventare benissimo una seconda galleria di esercizio», mi dice Giorgio Bortoluzzi, assessore all'Ambiente e all'Urbanistica di Bardonecchia. Un secondo tunnel autostradale, senza proteste in valle? «Si vede che i manager della Sitaf sono più bravi a creare consenso», aggiunge con una sonora risata. «A noi va bene così. L'unica preoccupazione è che il tunnel del Monte Bianco diventi solo turistico, com'è stato ipotizzato, e da qui ci passi poi ogni cosa. Anche se oggi quando vediamo un tir battiamo le mani, tanto son pochi».
Riprendo la strada verso la bassa valle. A Susa, il sindaco Gemma Amprimo sorride ironica anche lei sul silenzio dei No Tav per il raddoppio del tunnel al Frejus: «È un mistero del presente», si limita ad affermare con garbo questa gentile professoressa di letteratura italiana. «Eppure un tunnel autostradale è inquinante sempre, non solo quando si buca la stessa montagna della ferrovia veloce», aggiunge quasi sottovoce. Da quando ha accettato il nuovo progetto della Torino-Lione modificato con le battaglie condotte dal movimento e dalle amministrazioni locali tra il 2004 e il 2010, è «bersagliata con scritte irriferibili sui muri» mi dice con imbarazzo.
«Non possiamo fare tutto contemporaneamente; dobbiamo concentrare le forze sul problema principale», ti senti dire se accenni al secondo tunnel del Frejus coi militanti No Tav. Dalla loro parte hanno ottimi e solidi argomenti per contestare una grande opera pensata, oltretutto, in scenari economici di vacche grasse, e senza coinvolgimento preliminare dei valligiani, come ha fatto la Francia dall'altra parte della montagna. Intollerabile, poi, che venga imposta «manu militari». Sul supertreno, come vediamo ogni giorno, la valle ribolle di rabbia, ed è diventata oramai una palestra di disegni politici diversi, non sempre limpidi, catalizzatore di disagi sociali crescenti. Ma quel silenzio di tutti — anche del movimento antitav — sul secondo tunnel per i camion a me pare troppo imbarazzante. Non sconcerta anche voi? Qualcuno con le mani in pasta può dare una qualche risposta?
■ (lunedì 4 marzo 2012)


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