Monti e Cicchitto il Griso

Il premier italiano accetta le bravate del capogruppo Pdl mentre è al summit di Seul. Obama lo cita ma lui è al telefono con Roma

Legge elettorale, Monti tace Di Pietro: "Prostituzione politica"▇ Ora ci giogioneggia anche su. «Mi ha chiamato Obama per conoscere la persona che è riuscita a distogliere Monti dal suo intervento», ha detto ridendo Fabrizio Cicchitto a Monica Guerzoni mercoledì 28 marzo. La giornalista del Corriere della Sera cercava di capire l'urgenza di interrompere la partecipazione del premier al summit sulla sicurezza nucleare con cinquanta capi di Stato, all'altro capo del mondo. Trattandosi di leggi in programma su corruzione e concussione — questa l'intemerata del capogruppo pidiellino —, l'urgenza è in re ipsa, direbbe un giurista. Riguardando i guai del dante causa di Cicchitto, ogni altra nostra parola sarebbe superflua.
I giornali che ne parlano sottolineano la singolarità dell'episodio. Monti s'è perso addirittura citazioni ed elogi di Obama, per rispondere alla chiamata del bravo da Roma. E fin qui la singolarità c'è tutta. Ma c'è anche altro. Perché il presidente del Consiglio accetta le bravate di Cicchitto su un provvedimento legislativo che potrebbe nuocere al suo signorotto? «La corruzione ostacola lo sviluppo economico e mette in pericolo la stabilità delle istituzioni democratiche», ha ricordato il Guardasigilli italiano richiamando il preambolo della Convenzione di Strasburgo sull'argomento.
Ecco, a Monti sarebbe bastato mandare un sms alla sua segretaria e far dire a Cicchitto il Griso che stava occupandosi di cose più serie dei sotterfugi di Berlusconi per sfuggire ai suoi processi. L'Italia ha già dato, e i risultati si sono anche visti. Non ci avrebbe lasciato col dubbio di avere davanti don Rodrigo o don Abbondio, a seconda che a chiamare sia Camusso o un tirapiedi dell'Innominato.
(mercoledì 28 marzo 2012)


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