Qualcuno salvi Bonanni da se stesso (e gli tolga il vino)


Le giravolte del segretario Cisl avvolto in un vortice sconclusionato. Un uomo oramai privo di bussola

▇ Se non fosse tragico sarebbe ridicolo. Leggere i pensieri espressi da Raffaele Bonanni è un'impresa, più che convincere Elsa Fornero che non è stata messa al posto di Mosè (avete notato come esibisce le sue «tavole della legge» sul mercato del lavoro a favore di fotografo e telecamera?).
Riassumiamo. Martedì 20 marzo il segretario generale della Cisl rompe il fronte sindacale e dice sì ai licenziamenti facili senza possibilità di reintegro. Mercoledì si guarda attorno e vede i suoi delegati di base uscire da fabbriche e uffici per salvare l'articolo 18, assieme a Cgil e Uil. Giovedì persino l'Ugl lo lascia solo a tenere il punto sull'intesa con Monti. Venerdì dice al Pd (lui, Bonanni) di darsi una mossa contro i licenziamenti economici. Sabato va a Cernobbio e si propone come salvatore dei lavoratori dal licenziamento per motivi fasulli. Domenica riposa la lingua. Lunedì della settimana dopo vuole «un modello tedesco vero». Qualcuno salvi Bonanni da se stesso. È nel pallone.
Il segretario dell'Ugl Centrella non l'ha «mai visto avanzare proposte sul modello tedesco al tavolo con Monti». Per il segretario della Cgil Camusso si agita sempre e vuole «mettere il cappello su tutto». Il segretario della Uil Angeletti non è pervenuto, si accoda sempre di qua o di là. Raffaele Bonanni è il novello dottor Jekyll e mister Hyde del sindacato italiano o il social confuso d'Abruzzo? Ad Antonella Baccaro sul Corriere della Sera di lunedì 26 marzo dichiara con visibile rammarico: «Se il parlamento non ratifica il via libera entro l'estate alla riforma del lavoro, il premier Monti perde la faccia». Proprio così, «se non ratifica». Poco prima, a domanda se la norma sull'articolo 18 che non prevede il reintegro va cambiata, risponde «Va cambiata». Allora: il parlamento deve «ratificare» o «cambiare»? Qualcuno lo salvi. E non gli versi più vino.
■ (lunedì 26 marzo 2012)


Nessun commento:

Posta un commento