I venti francesi valicano le Alpi?

Hollande batte Sarkozy e passa il primo turno. 1-0 e palla al centro. Il presidente uscente messo nell'angolo anche dal Front National di Le Pen, e non è un buon risultato

La sorpresa i francesi domenica sera ce l'hanno fatta. Ed anche grossa. Sarkozy è stato battuto al primo turno. A sinistra da François Hollande e a destra da Marine Le Pen. Un equilibrio saltato in aria, dunque, la prima grande crepa nel muro degli anni scorsi alzato assieme ad Angela Merkel — il nefasto duo «Merkozy» — attorno a un «rigorismo finanziario» che va coprendo diseguaglianze insopportabili, lacerando la società europea. L'annuncio di un vento nuovo, per ora. Solo un annuncio. Non necessariamente benefico per l'equità e la giustizia sociale, come ci dice l'exploit straordinario (il 20%) della figlia del vecchio fascista Le Pen che ne eredita simboli e insediamenti.
Il candidato socialista non ha ancora espugnato l'Eliseo a guida centrodestra ma il fischio del vento annuncia comunque un'altra stagione. Anche nel rapporto tra chi governa e i propri concittadini. Hollande, l'abbiamo visto tutti, è tutt'altro che un trascinatore di folle. Ma ha promesso di rimettere in moto la macchina del lavoro per i tanti che l'hanno perso o sono in procinto di perderlo con infrastrutture finanziate dagli eurobond. S'è impegnato a tassare severamente i redditi più elevati per ricavare risorse da destinare ad uno stato sociale sempre più asfittico. Ha annunciato di tagliare le unghie ad una speculazione finanziaria vorace. Per questo è stato votato. Il carisma forse seguirà — come l'intendence di De Gaulle —, se si insedierà alla presidenza della Repubblica. O forse no. In tal caso, i francesi se ne faranno una ragione. Una disintossicazione benefica per tutti, l'abbandono dell'uomo solo al comando, dopo che persino il primo ministro francese è stato ridotto da Sarkozy a «una sorta di segretario di Stato vaticano» — copyright di Massimo Nava del Corriere della Sera su RaiNews24 ieri sera —. Di uomini della provvidenza dovremmo esserne sazi. Nel mondo civile almeno. E anche di «gestione senza visione» della cosa pubblica dovremmo averne abbastanza, nella nostra parte del mondo.
Le raffiche di vento più forti riguardano, intanto, lo spazio riconquistato dai temi sociali. Lavoro, socialità della vita e inclusione mettono le ali a contenuti marginalizzati per un quarto di secolo. Dalle destre (Reagan, Thatcher e Bush), ma anche da una sinistra senza bussole — altra cosa l'allargamento benefico degli orizzonti, oltre l'industrialismo della «fase solida della modernità (la società della produzione)», per dirla col sociologo Zygmunt Bauman. In questo senso, il Partito socialista francese fu l'unico, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, a non cedere ai richiami delle terze vie imbastite dall'arrembante Tony Blair e dal cosiddetto blairismo (modulato sui bisogni mobili del capitale finanziario). Prima ancora tenne a debita distanza, con François Mitterrand, le funeste politiche di Bettino Craxi e del cosiddetto craxismo (piegato sulla corruzione individuale e di gruppo della società corporata). Nella patria della Rivoluzione del 1789, destra e sinistra non hanno mai abbandonato il campo, ha ricordato in questi giorni il politologo transalpino Marc Lazard. E domenica ce l'hanno confermato, grazie anche a un sistema elettorale nitido.
Senza rimettere «le mutande al mondo» (non ci sono oggi teorie solide che comprendano le tante facce del pianeta e ne guidino le diverse moltitudini in trasformazione), il vento francese spira proprio quando le disuguaglianze galoppano a ritmi ottocenteschi, pre-industriali addirittura. Secondo il rapporto annuale dell'Afl-Cio — lo ha ricordato Massimo Giannini su Repubblica —, nel 2011 gli emolumenti medi dei top manager americani sono arrivati a 12,9 milioni di dollari, con un aumento del 14 per cento rispetto all'anno precedente. Un reddito 380 volte superiore a quello di lavoratori dipendenti e impiegati (da noi, il solito Marchionne fa anche peggio). Stessi divari nel 2010 e nel 2009. Insomma, mentre la crisi divora lavoro e redditi delle persone normali assottigliando le classi medie, in tutto il mondo i capi azienda consolidano e accrescono i loro inarrestabili privilegi: a New York come a Parigi, a Berlino o a Roma. Una «lotta di classe» praticata senza dichiararla, minando alla radice la convivenza pacifica e cooperativa tra gli uomini. Solo i ciechi per scelta non lo vedono.
Che Hollande abbia fatto anche solo un cenno a questi temi è già un'inversione di rotta nella politica europea. E la società francese mostra di averlo capito: per correggerne i vizi o per conservarne i vantaggi. Lo spauracchio del «socialismo» sarà agitato scompostamente nei prossimi quattordici giorni, com'è ovvio. Se però si intensificherà — come molti osservatori prevedono —, quel vento è destinato ad attraversare l'altra sponda del Reno e a valicare anche le Alpi. Che a Berlino o a Roma sappiano disporre le proprie vele e gonfiarle di nuova forza e nuovi contenuti, questo è un altro discorso. E lo vedremo.
■ (lunedì 23 aprile 2012)


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