La chiesa, la società, l'ingiustizia e le diseguaglianze

Il mondo ha cancellato dal suo orizzonte culturale la critica dell'economia politica di Karl Marx, proprio quando i nodi del capitalismo vengono al pettine uno dopo l'altro. Per Joseph Ratzinger, il filosofo di Treviri è ancora un nemico da battere
Viaggio di Benedetto XVI in Messico - La partenza da Fiumicino: il Papa mentre sale la scaletta dell'aereo (foto Reuters)
Vive in Italia, è impegnato nel mondo del volontariato europeo, e tiene d'occhio quel che si muove nell'altra parte del mondo. Di tanto in tanto, questo caro amico mi manda qualche ritaglio sui temi della giustizia sociale e della solidarietà, frutto quasi sempre di qualche iniziativa concreta sul campo. Quando mi sembrano di particolare valore mi pare utile proporli anche a voi. Ecco, di seguito, l'ultimo, a firma di Frei Betto, teologo e scrittore brasiliano, autore, fra l'altro, del romanzo Un uomo chiamato Gesù. L'intervento che segue è stato pubblicato sul Correio Brazilienze del 13 aprile 2012, all'indomani della visita di papa Benedetto XVI in Centro America. Concetti scomparsi dal nostro orizzonte culturale. Sono scomparsi anche dalla nostra realtà? Siamo andati avanti o stiamo tornando velocemente molto indietro? Buona lettura e buone riflessioni. — (i.s.)
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Il papa e l'utilità del marxismo
di Frei Betto
File:Frei Betto 25385.jpeg▇ Papa Benedetto XVI ha ragione: il marxismo non è più utile. Sì, il marxismo, che molti nella Chiesa cattolica considerano come una ideologia atea che giustificava i crimini di Stalin e le atrocità della rivoluzione culturale cinese. Accettare che il marxismo come lo intende Ratzinger sia lo stesso marxismo che intendeva Marx sarebbe come identificare il cattolicesimo con l'Inquisizione. Si potrebbe allora dire: il cattolicesimo non è più utile. Perché non si può giustificare il mandare al rogo donne considerate streghe o torturare i sospetti di eresia. Ora, fortunatamente, il cattolicesimo non può essere identificato con l'Inquisizione, né con la pedofilia di preti e vescovi. Allo stesso modo, il marxismo non si può confondere con i marxisti che lo hanno usato per diffondere paura, terrore, e soffocare la libertà religiosa.
Dobbiamo tornare a Marx per sapere cos'è il marxismo, così come dobbiamo ritornare al Vangelo e a Gesù per sapere che cos'è il cristianesimo, e a Francesco d'Assisi per sapere cos'è il cattolicesimo. Nel corso della storia, in nome delle parole più belle, sono stati commessi i crimini più efferati. In nome della democrazia, gli Stati Uniti si sono impadroniti di Porto Rico e della base cubana di Guantanamo. In nome del progresso, i paesi dell'Europa occidentale hanno colonizzato i popoli africani e hanno lasciato lì una scia di miseria. In nome della libertà, la regina Vittoria, del Regno Unito, ha promosso in Cina la devastante guerra dell'oppio. In nome della pace, la Casa Bianca ha commesso il più illegittimo e genocida atto terroristico della storia: le bombe atomiche sopra le popolazioni di Hiroshima e Nagasaki. In nome della libertà, gli Stati Uniti hanno instaurato in quasi tutta l'America Latina, dittature sanguinose nel corso di tre decenni (1960-1980).
Il marxismo è un metodo di analisi della realtà. È più che mai utile per comprendere l'attuale crisi del capitalismo. Il capitalismo, sì, ora non è più utile, perché ha promosso la più marcata disuguaglianza sociale tra la popolazione mondiale, si è impadronito delle risorse naturali di altri popoli, ha sviluppato il suo volto imperialista e monopolista; ha messo al centro dell'equilibrio del mondo gli arsenali nucleari, e ha diffuso l'ideologia neoliberista che riduce l'uomo a mero consumatore sottomesso al fascino di beni di consumo. Oggi, il capitalismo è egemone nel mondo. E, dei sette miliardi di persone che abitano il pianeta, quattro miliardi vivono al di sotto della soglia di povertà, 1 miliardo e 200 milioni soffrono di fame cronica.
Il capitalismo ha fallito per i due terzi dell'umanità, che non hanno accesso ad una vita degna. Dove il cristianesimo e il marxismo parlano di solidarietà, il capitalismo ha introdotto la competizione; dove parlano di cooperazione, ha introdotto la concorrenza; dove parlano di rispetto per la sovranità dei popoli, ha introdotto il globoconialismo. La religione non è un metodo di analisi della realtà. Il marxismo non è una religione. La luce che la fede getta sulla realtà è, piaccia o no al Vaticano, sempre mediata da una ideologia. L'ideologia neoliberista, che identifica il capitalismo e la democrazia, prevale oggi nella coscienza di molti cristiani e impedisce loro di rendersi conto che il capitalismo è intrinsecamente malvagio. La Chiesa cattolica è spesso complice con il capitalismo perché questo la copre di privilegi e le concede una libertà che è negata, dalla povertà, a milioni di esseri umani.
Ora è provato che il capitalismo non garantisce un futuro dignitoso per l'umanità. Benedetto XVI lo ha ammesso nell'affermare che dobbiamo cercare nuovi modelli. Il marxismo, con l'analizzare le contraddizioni e le carenze del capitalismo, apre una porta di speranza per una società che i cattolici, nella celebrazione eucaristica, caratterizzano come il mondo in cui tutti potranno «condividere la ricchezza della terra e dei frutti del lavoro umano». Questo Marx lo chiamava socialismo.
L'arcivescovo cattolico di Monaco, Reinhard Marx, ha lanciato nel 2011 un libro intitolato Il Capitale, un patrimonio per l'umanità. La copertina contiene gli stessi colori e caratteri grafici della prima edizione del Capitale di Karl Marx, pubblicato ad Amburgo nel 1867. «Marx non è morto ed è necessario prenderlo sul serio», ha detto il prelato in occasione del lancio del libro. «Dobbiamo confrontarci con l'opera di Karl Marx, che ci aiuta a comprendere le teorie dell'accumulazione capitalistica e del mercantilismo. Questo non significa farsi attirare dalle aberrazioni e dalle atrocità commesse in suo nome nel XX secolo».
L'autore del nuovo Capitale, nominato cardinale da Benedetto XVI nel novembre 2010, descrive come «etico-sociali» i principi difesi nel suo libro, critica il capitalismo neoliberale, chiama la speculazione «selvaggia» e «peccato», e raccomanda che l'economia deve essere ridisegnata secondo norme etiche di un nuovo ordine economico e politico. «Le regole del gioco devono avere qualità etica. In questo senso, la dottrina sociale della Chiesa è critica nei confronti del capitalismo», ha detto l'arcivescovo.
Il libro inizia con una lettera di Reinhard Marx a Karl Marx, che egli chiama «caro omonimo», morto nel 1883. Gli chiede di riconoscere ora il suo errore riguardo l'inesistenza di Dio. Il che suggerisce tra le righe, che l'autore del Manifesto comunista sia tra quelli che, sul lato opposto della vita, godano della visione beatifica di Dio.
(traduzione di Antonio Lupo)
■ (15 aprile 2012)


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