Con monsieur Hollande e herr Gabriel inizia una nuova storia?

In Francia si profila un mutamento di rotta che potrebbe chiudere fra qualche giorno il capitolo Sarkozy. In Germania si rifanno vivi i socialdemocratici che vorranno battere fra un anno Angela Merkel. L'Italia starà ancora alla finestra?

 Adesso ne sappiamo qualcosa in più. Ed era ora. Sigmar Gabriel, 52 anni, prenderà tre mesi di permesso parentale per accudire la piccola Marie nata qualche giorno fa. In attesa che si liberi un posto nel kindergarten di Magdeburgo nel Bundesland orientale di Sassonia-Anhalt, darà modo alla giovane compagna Anke Stadler di riaprire lo studio dentistico chiuso per la gravidanza. Cose quasi normali, nei paesi del centro e nord Europa. Il dettaglio, essenziale, ancora da aggiungere è che papà Sigmar è il leader in carica della Spd.
Da tempo — lo sanno bene gli affezionati lettori di questo blog — ci chiedevamo dov'era finita la socialdemocrazia tedesca, di fronte ai disastri seminati in tutt'Europa dalla democristiana Angela Merkel. Inadatta — oramai è chiaro a tutti — ad evitare una recessione economica devastante per gran parte della società europea. Artefice, anzi, di un «rigorismo monetario» che rischia di seppellire moneta comune e unità politica del continente.
L'ultimo allarme — paradossale nelle paventate conclusioni catastrofiche — l'ha lanciato, in proposito, Paul Krugman. Il nobel americano ha spiegato, in questi giorni, sul New York Times e su Repubblica, come la leadership tedesca (al laccio della Bundesbank) stia rendendo, addirittura, plausibile e desiderabile la morte dell'euro come via d'uscita per fermare la crisi economica che percorre l'Europa. Una mancanza di «visione» strategica della Cancelleria, non molto diversa da quanto aveva già denunciato, sul versante politico, nell'agosto scorso, proprio il padre politico della Merkel, il vecchio Helmut Kohl.
E la Spd? Il più antico e glorioso partito della sinistra europea da troppo tempo non dà segni di vita. In Francia, se vincerà su Sarkozy la sfida per l'Eliseo, François Hollande promette di tassare al 75% i redditi al di sopra del milione di euro, e di vietare alle banche francesi di operare nei paradisi fiscali, consentendo le stock option solo nelle imprese nascenti, per far crescere la società e non soltanto il conto in banca di manager senza scrupoli. L'obiettivo: liberare risorse e redistribuire ricchezza a favore di chi non ce la fa più. Di propositi tanto netti s'era persa memoria. E in Germania? Qualcuno sta studiando come mettere in condizione di non nuocere quanto prima l'altra metà di «Merkozy», il duo Merkel-Sarkozy, la coppia più perniciosa d'Europa? Anche a questo penserà papà Sigmar, tra un pannolino e un biberon nei prossimi tre mesi?
Detto con convinzione profonda, a me pare un compito singolarmente affascinante, fors'anche fruttuoso. Una full immersion nella normalità delle persone comuni che fa solo bene — io penso — a una politica asfittica, chiusa nei suoi riti separati, prigioniera dei giri esclusivi, autoreferenziale. Tra una pappa e una ninna nanna per Marie, il compagno Gabriel (fra i socialdemocratici tedeschi usa ancora chiamarsi così) avrà modo di ascoltare anche lui ciò che mormora il cuore dei propri concittadini, mentre coccola la sua piccola. Prima di provare a decidere i destini del suo paese. Una normalità non soltanto esibita, si spera. Non come la spesa finta di Cameron nei supermercati londinesi alla vigilia delle elezioni, per capirci. Ed anche meno piegata sul proprio ombelico — assunto sempre a specchio della società intera — come abbiamo visto fare più volte da noi.
Propendo a pensare che in Germania andrà così. Etica della responsabilità (protestante), radicato spirito civico e implacabile severità dell'opinione pubblica lo rendono quantomeno credibile. Non come avvenne in Italia, insomma, con la prima battaglia (rimasta pressoché unica) condotta da una neo deputata verde, per ottenere, appena eletta, una nursery per la figlioletta a Montecitorio, a nostre spese ça va sans dire. O — qualche anno dopo, ed è cronaca dell'altro ieri — con la cruciale lotta per una toilette da transgender combattuta, sempre alla Camera, da un'altra memorabile rappresentante del popolo della sinistra italiana. Giusto per ricordarci il nostro «privato è politico» all'amatriciana. Per quanto mal messa, dopo la fuga di Gerard Schroeder a far soldi con Putin, la sinistra tedesca è ancora un'altra cosa.
E di altre cose abbiamo bisogno tutti quanti. Monsieur Hollande vuole essere «un presidente ordinario». Già una rivoluzione non proporsi d'occupare in permanenza la cosiddetta «mediasfera», predisponendosi invece «a rappresentare la sua nazione fra le altre nazioni con umiltà e maestà insieme», ha scritto (auspicandolo) sul parigino Le Monde lo scrittore e compositore transalpino Yves Simon alla vigilia del primo turno. Se domenica sera i francesi ci faranno una bella sorpresa, potrebbe cominciare ad intravvedersi la flebile luce alla fine di un tunnel lungo un quarto di secolo. E, già durante il distacco parentale, anche herr Gabriel potrà ripensare a qualche ponte più solido tra le due sponde del Reno — e col resto d'Europa. In attesa, per parte nostra, che qualche faccia troppo nota (e non diciamo altro) si rimetta magari a far figli da accudire, anche a tarda età. E si tolga, soprattutto, di torno.
(venerdì 20 aprile 2012)


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