Il cassiere della mafia pugliese e la casa di Al Bano Carrisi

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«Don Tonino» Screti ospite a Cellino San Marco, dopo la confisca per associazione mafiosa di terreni e villa. Il cantante non ha nulla da dire sull'ex boss della Sacra Corona Unita?

▇ Che ci fa il cassiere della Sacra Corona Unita in una casa di Al Bano? Me lo sono chiesto mentre ero a Brindisi a raccontare il trauma dei compagni di Melissa Bassi, la sedicenne uccisa da una bomba davanti alla scuola «Morvillo Falcone». Volevo capire com’è cresciuta la cultura della legalità nella capitale del contrabbando di sigarette prima, del traffico di clandestini poi e del caporalato oggi. Com’è cambiato il territorio dopo l’«Operazione Primavera», lo smantellamento, dieci anni fa, della vecchia guardia della mafia locale. Cos’è stato raccontato di questa storia agli adolescenti d’oggi, neonati quando il contrabbando delle «bionde» dominava ancora gli angoli della città.

Per capirlo ho incontrato le amiche di Melissa ancora sotto choc, costrette a crescere di dieci anni in pochi minuti dopo lo scoppio davanti a scuola. Ho parlato con i loro professori, che hanno portato nelle classi magistrati, storici e giornalisti. E mi sono avventurato nelle campagne attorno a Mesagne, città natale di Melissa e culla della Sacra Corona Unita pugliese. Ad accompagnarmi, nei trenta ettari confiscati a «don Tonino» — al secolo Cosimo Antonio Screti, cassiere della cosca brindisina di Salvatore Buccarella, noto come «Totò Balla» —, è Alessandro Leo, attivista di Libera Terra di don Luigi Ciotti.

Con Leo, un trentenne laureato in filosofia e presidente di «Terre di Puglia», visitiamo i vigneti gestiti oggi dai soci della cooperativa che dà da vivere a una ventina di famiglie (fra cui la famiglia di una compagna di Melissa, ustionata dallo scoppio delle tre bombole usate per l’attentato). Producono uve da mosto. L’anno scorso hanno vinto il premio di miglior vino rosato biologico d’Italia, con una bottiglia che porta il nome di Hiso Teleray, un ragazzo albanese ucciso nel 1999 dai caporali delle campagne. Alessandro mi porta anche alla villa di Screti, nel territorio di Torchiarolo, confiscata anch’essa e destinata — nei progetti di Libera — a diventare la cantina della cooperativa oltre che un centro d'incontro. E «don Tonino»? Dove vive ora il braccio destro di uno dei capibastone più feroci della Sacra Corona Unita?

È qui, fra olivi e viti a perdita d’occhio, che apprendo della nuova residenza dell’ex cassiere della mafia pugliese: vive «in una casa di Al Bano». Al Bano il cantante? mi chiedo con stupore. La notizia l’ha appena pubblicata Attilio Bolzoni. Screti ha pagato — come suol dirsi — il suo debito con la giustizia. E s'è trasferito in un residence nella masseria Curtipetrizzi («con regolare contratto», sottolinea l’ex boss) di proprietà della famiglia Carrisi, a Cellino San Marco, poco distante da qui. Una costruzione del XVI secolo trasformata da Al Bano in un villaggio residence, con finti trulli e orsi polari in pietra, annotano le cronache. Fin qui lo stupore. Che si tramuta in sconcerto, leggendo i dettagli raccontati il 21 maggio dall'inviato di Repubblica.

Per parlare col cronista e smentire matrici mafiose nell’uccisione di Melissa, «don Tonino» — oggi «in pensione», dopo sei anni di carcere — si stacca dalla cerimonia in onore dell’ultimogenito di casa Carrisi. Una festa di prima comunione per familiari stretti e amici intimi. Screti, a Cellino, non è solo un affittuario, dunque. Possibile che Al Bano non ne conosca i trascorsi malavitosi? Ho atteso di leggere per giorni una precisazione, una possibile smentita. A una settimana dall’articolo, non è arrivato niente. Possibile che uno dei più celebri cantanti italiani non abbia da dire nulla su un ospite tanto ingombrante? Se ci legge, Al Bano ci dica qualcosa. È in ballo molto più del suo quieto vivere. Se ne rende conto?

 (domenica 27 maggio 2012)

5 commenti:

  1. evidentemente avere un mafioso in casa gli giova non ci credo assolutamente che non sa a chi affitta casa

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    1. C'e'da dire anche tanto su di Albano ma il paese tace per paura dal caporalato e lo sfruttamento dei suoi dipendenti ad altro non tutto l'oro luccica

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    2. anche lui è un affliato alla SCU?

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  2. certo che giudicare senza sapere e' facile...esiste l amicizia e l affetto, non tutti devono essere giudicati e comunque lui il suo debito lo ha pagato...se Albano lo vuole accogliere e aiutare non necessariamente e' mafioso...

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  3. Salve, sono in partenza per un campo antimafia proprio lì. Alloggeremo nella villa sequestrata ad Antonio Screti.
    Grazie per le sue informazioni e grazie per i sempre interessanti servizi che fa per Ambiente Italia!

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