In nome di Placido, e di Salvatore

Oggi i funerali di Stato per ricordare il sindacalista Placido Rizzotto ucciso dalla mafia il 10 marzo del '48. Per quell'agguato, ci fu anche un'altra vittima. Aveva nove anni, si chiamava Salvatore Letizia

 Aveva combattuto sulle montagne della Carnia nella seconda guerra mondiale. Dopo l'8 settembre s'era unito ai partigiani delle Brigate Garibaldi in Nord Italia. Ma era nato a Corleone, in provincia di Palermo. Lì aveva fatto la fame, orfano di madre a sette anni. E lì, nel 1945, dopo la guerra, decise di tornare. E organizzò il movimento per la terra e per il lavoro, negli anni in cui un terzo dei bambini siciliani morivano letteralmente di fame.
È stato questo e tanto altro ancora Placido Rizzotto. Dirigente del rinato Partito socialista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Organizzatore dello «sciopero alla rovescia», il lavoro anziché la protesta, occupando le terre incolte nei feudi dei latifondisti, incurante delle intimidazioni dei boss. Fino al sequestro del 10 marzo 1948, quando fu prelevato all'alba da una squadra capeggiata da Luciano Leggio, detto Liggio, predecessore di Totò Riina e Bernardo Provenzano a capo della mafia corleonese. Lo picchiarono, lo trascinarono a Rocca Busambra, vicino a una foiba, lo finirono spaccandogli la testa con una pietra e lo gettarono nel fosso. Aveva 34 anni.
È lui che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano onora oggi, giovedì 24 maggio, coi funerali di Stato a tre anni dal recupero delle sue ossa avvenuto nel settembre 2009, sessantuno anni dopo il sequestro e l'omicidio del sindacalista condannato a morte dalla mafia per essersi battuto a favore della legge che dava la terra ai contadini. Ci sarà modo — prima durante o dopo la cerimonia solenne — di ricordare l'altra vittima di quell'alba tragica? Salvatore Letizia il 10 marzo del '48 aveva nove anni. Pascolava le sue quattro capre quando vide il massacro di Rizzotto. E guardò in faccia gli aguzzini di Placido, firmando, con quella presenza casuale, la sua sentenza di morte.
Fu il notabile Michele Navarra, medico del paese e trait-d'union tra potere ufficiale e potere mafioso, a far prelevare il piccolo Salvatore. Col pretesto di un controllo delle convulsioni provocate dalla sua denutrizione, lo fece portare in ospedale e lo uccise con le sue mani, iniettandogli una bolla d'aria in vena.
È stata anche questa, nel nostro passato, l'Italia che ha ricordato ieri Giovanni Falcone Francesca Morvillo e la loro scorta, e ricorda oggi Placido Rizzotto. Qualcuno si ricordi anche di quel bambino pastore, e renda onore anche a Salvatore Letizia.
 (giovedì 24 maggio 2012)


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