Lusi, un uomo senza vergogna


L'ex boy scout e tesoriere di Rutelli prepara la vendetta da Rebibbia. Aveva annunciato la «Chernobyl del centro sinistra». La provocherà?

«Avrei scommesso otto viaggi alle Bahamas che non sarebbe finita così. Che mai, per i reati di cui si parla, qualcuno avrebbe chiesto il mio arresto»: quali disturbi della personalità può indurre un ladro confesso di denaro pubblico ad esprimersi così? Coi soldi di tutti — ad oggi ha rubato tra 25 e 28 milioni di euro, accusano i magistrati — s'è concesso ben più di otto viaggi alle Bahamas, anche senza contare gli spaghetti al caviale (un solo piatto «appena» 180 euro). Delirio di onnipotenza di un uomo che non conosce vergogna.
«Appropriazione indebita e associazione a delinquere» non meritano il carcere di un parlamentare, a sentire l'ex boy scout mentre recita dallo scranno di velluto rosso la sua pretesa d'impunità. Spalleggiato da Marcello Dell'Utri, Alberto Tedesco e Sergio De Gregorio, galantuomini tutti. Come lui. Già graziati — loro — dal voto dei colleghi e sottratti alle patrie galere: uno per mafia, uno per tangenti e l'altro per truffa.
«Ho molto da dire ai giudici», ha sibilato l'ancòra senatore Luigi Lusi, mentre usciva da Palazzo Madama e veniva portato a Rebibbia. «Se la veda il Pd», aveva detto poco prima proponendo di uscire dall'aula il senatore Pdl Francesco Nitto Palma, già ministro della Giustizia per quattro mesi nell'ultimo governo Berlusconi. Una «toga azzurrina» prelevata dalla Procura nazionale antimafia nel 2001 e nominata senatore della Repubblica da Sua Emittenza: per combattere le vituperate «toghe rosse», of course. Un vero uomo di legge, lui. Degno seguace di Ponzio Pilato.
«Non ci sto a dover trovare un colpevole per tutte le stagioni dentro a una storia che è decennale», aveva detto l'ex tesoriere della Margherita a Palazzo Madama appena prima di consegnarsi alle forze dell'ordine. La storia, dunque, non è affatto finita qui. In cella, «Gigino» Lusi s'è portato infatti il tabulato coi nomi di chi gli ha votato contro, facendolo addormentare dietro le sbarre.
«Ho scoperto che Enzo Bianco ha votato», s'è affrettato a dire poco prima di depositare all'ufficio matricola del penitenziario telefonini e iPad. A lui, per cinque anni l'ex tesoriere di un partito defunto ha versato una paghetta di 5500 euro al mese come «indennità» per la carica di presidente dell'Assemblea defunta di una defunta Margherita. Più di 300 mila euro per due ore e mezza di riunione in tutto, ha denunciato Arturo Parisi a L'Infedele di Gad Lerner. Sommati — manco a dirlo — allo stipendio e ai rimborsi spese percepiti dal senatore Bianco. «La De Luca ha votato, non posso crederci. L'abbiamo retribuita per anni», ha poi aggiunto Lusi riferendosi alla senatrice Cristina De Luca, già sottosegretario alle Politiche sociali con Prodi, seguace oggi dell'Api di Rutelli. Destinataria, evidentemente, di paghette extra anche lei.
Il sonno agitato di Lusi non dev'essere stato l'unico, ieri notte. C'è da scommettere.
 (giovedì 21 giugno 2012)


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