«Marchionne? 'Na sòla!»


Per l'oracolo cinese, interpellato dal Wall Street Journal, l'amministratore delegato del Lingotto è «un uomo superiore» ma la Fiat è in ritirata «spazio temporale». Per i lavoratori italiani è, invece, una fregatura

 «L'oracolo ne parla bene, lo definisce persino un uomo superiore, ma la sua azienda, la Fiat, sta entrando in una fase molto negativa, di "ritirata spazio temporale". Forze molto negative si stanno raccogliendo contro lui e contro la Fiat». Ci voleva dunque l'oracolo, per entrare nella personalità di Sergio Marchionne, ed eccolo arrivato. Un oracolo cinese, intervistato — addirittura — dal Wall Street Journal, la bibbia del capitalismo finanziario mondiale. State pensando, forse, ad uno scherzo ed invece è tutto vero. Parola di Julio Urvina, consulente della Borsa di New York, autore del libro «Il Tao per i ceo e per gli investitori» appena dato alle stampe.
Penserete, a questo punto, che Paperino e Zio Paperone siano più attendibili dei guru della finanza globale. Ed avete ragione. La vita di centinaia di migliaia di persone dipende — a quanto ci tocca leggere — da I Ching, «un oracolo e anche un libro di saggezza e di morale», si è affrettato ad aggiungere Urvina. Laureato in Economia e un master in Finanza presi alla New York University Stern School of Business, per il suo vaticinio Urvina tira tre monete sei volte ognuna e confronta il risultato con uno dei 64 esagrammi (figure formate da sei linee, dettaglia con qualche imbarazzo CorrierEconomia a pagina quattro di lunedì 24 settembre).
Cos'altro dire? Quel che su Sergio Marchionne c'era da scrivere l'abbiamo scritto quand'eravamo una sparuta minoranza a denunciare i suoi bluff. Ogni altra nostra parola è divenuta superflua da quando — negli ultimi giorni — a martellare sui suoi azzardi e le sue bugie si profondono Diego Della Valle (strepitoso il suo j'accuse da Gad Lerner su La7 una settimana fa), Carlo De Benedetti (sabato 22 settembre su Il Sole 24 Ore) e persino Cesare Romiti (quasi tutti i giorni, sui giornali alla radio e in tv).
Gli azionisti Fiat sono codardi che fuggono, accusa mister Tod's; John Elkann, l'esangue erede dell'Avvocato, è un ragazzino inadatto al compito. L'amministratore delegato di Fiat Chrysler è uno spacciatore di favole, per il patron del Gruppo Repubblica-L'Espresso; la sua fantomatica Fabbrica Italia è stato uno «specchietto per le allodole», sottolinea l'ex presidente Olivetti. «Tranne la Fiom, i sindacati italiani non si sono preoccupati di accertare i fatti», afferma da parte sua Romiti. «A questo punto — aggiunge l'ex bau bau dei sindacati metalmeccanici italiani per un intero ventennio —, viene il dubbio che il piano Fabbrica Italia sia mai esistito davvero».
Ecco, sì. Giunti sin qui, qualcos'altro si può anche aggiungere. Per i lavoratori Fiat, «Marchionne è 'na sòla», volendolo dire con le parole di un operaio di Cassino: una fregatura e un imbroglione, in romanesco. Per i suoi conti in banca — e, al momento, per gli azionisti Fiat — non lo è, però, affatto. Nonostante crisi di mercato, crollo delle vendite e catene di montaggio ferme, «gli utili del 2012 saranno di 1,2-1,5 miliardi di euro, i migliori degli ultimi decenni», ha detto John Elkann, per tranquillizzare investitori dirigenti famigliari ed eredi vari, colpiti, forse, dalle invettive argomentate di Della Valle e, ancor più, dalle critiche feroci di un vecchio leone del Lingotto come Romiti.
«Marchionne saprà ritirarsi nei tempi e nei modi a lui favorevoli», conclude l'oracolo cinese in bocca a Julio Urvina, ripreso dal supplemento economico del Corriere della Sera. Almeno su questo non dovrebbero esserci oramai più dubbi. In queste cose lui è davvero «un uomo superiore», come tradisce costantemente il suo «io»: «io dico» «io faccio» «io metto» «io tolgo», sempre in debordante prima persona. Occhio alla cassa, professor Monti, professoressa Fornero e dottor Passera. Occhio alla penna, segretari Bonanni e Angeletti. Stavolta potrebbe essere troppo, sul serio. Per tutti.
(lunedì 24 settembre 2012)


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