L'Europa ostaggio della Merkel

«Stai distruggendo la mia Europa»: nel 2011 Helmut Kohl apostrofò così la sua ex allieva. Disposta a tutto per essere rieletta, ancora un anno come gli ultimi due e avrà completato l'opera. L'ultimo exploit della Cancelliera tedesca in questi giorni sul bilancio comunitario 2014-2020

 
A questo punto dovrebbe essere chiaro ai più, se non a tutti. Fino all'autunno del 2013, l'Europa si aggirerà nei mari malmostosi della crisi economica continentale con un timone essenziale fuori uso. A ogni onda appena più alta, la nave comune rischia di sbattere contro uno scoglio affiorante. Fino a quando Frau Merkel non avrà tentato di tornare alla Cancelleria tedesca, sarà questa, purtroppo, la navigazione imposta a tutti gli europei a bordo. La controprova — per chi la cercava — è venuta dalla discussione di questa settimana sul bilancio comunitario 2014-2020. Tagli per 95 miliardi di euro, hanno ipotizzato i paesi nordici del continente, un blocco guidato dalla Merkel che ha fatto coppia, stavolta, col britannico Cameron dopo il disarcionamento di Sarkozy. Da «Merkozy» a «Camerkel» parliamo sempre di conservatori europei, e la sostanza non cambia: ancora benzina sulle piazze in fiamme, nuovi motivi per la crescente rabbia sociale.
L'opera distruttrice è stata consumata per intero nell'arcipelago dell'antica Ellade, riportando progressivamente la penisola del Peloponneso all'immediato dopoguerra, come tenore di vita e coesione sociale. Nuocendo, va ricordato, anche ai suoi sponsor in patria, accecati dalla voracità del colpaccio finanziario. All'inizio della china non ancora conclusa, la Cancelliera — di conserva col suo sodale Sarkozy, due "giganti" dell'europeismo d'accatto — impose ad Atene 7 miliardi di euro di commesse militari, il 18,2% in più rispetto al 2011. Armi made in Germany in cambio del via libera di Berlino ai prestiti europei per evitare il fallimento del Paese. Il rapporto Pil greco-spese militari per un popolo già alla fame balzò così a un ignobile 3%, secondo solo a quello degli Stati Uniti d'America. Altri 4 miliardi e 400 milioni di forniture per l'esercito e la marina greca furono imposti da Parigi. Era l'autunno del 2010. Oggi i greci non hanno pane, non possono pagare le bollette elettriche ma hanno fregate e sommergibili nuovi fiammanti.
Una pazzia assoluta, che gli osservatori più attenti catalogarono fra i ricorrenti episodi di «telecolonialismo», un colonialismo a distanza che va sostituendo l'occupazione manu militari dei territori, oggi fuori moda. Ogni legame solidale all'interno dell'Unione Europea è stato, quindi, incrinato se non distrutto. I responsabili della bolla speculativa ellenica (alimentata dall'accecante luccichìo delle Olimpiadi di Atene 2004) e dei conti pubblici truccati sono stati "messi in ombra" (per così dire) dal via vai dei tecnici della troika (Ue-Bce-Fmi) tra Bruxelles Francoforte Washington e Atene. E gli evasori milionari greci hanno potuto trasferire, comodamente, i loro soldi mal guadagnati nei paradisi fiscali.
Cosa ci ha guadagnato invece la Germania, in tutto questo affannarsi della Cancelliera tedesca [nella foto in alto faccia a faccia ad Atene a metà novembre col premier greco Samaras]? Cambio favorevole marco-euro, «pace sociale» per spingere sull'innovazione produttiva e differenziale vantaggioso sui tassi d'interesse tra Nord e Sud Europa (mille miliardi guadagnati in meno di dieci anni, con cui pagare agevolmente i debiti della propria unificazione): tutto questo Frau Merkel se l'è trovato scodellato già sul tavolo. Merito solo dei suoi predecessori, Schröder e Kohl. Fatte tutte le somme, la Germania ci ha "guadagnato" questo: l'ostilità di mezzo continente e sofferenze indicibili per milioni di famiglie. Ed anche i primi sintomi di una recessione in casa propria che non era certo difficile prevedere col crollo dei flussi commerciali e dei consumi anche (se non soprattutto) delle pregevoli merci tedesche, non proprio a buon mercato, esportate nei paesi in crisi.
«L'Italia oggi è rispettata più che nel 2005», ha chiosato il premier Monti a margine del vertice di Bruxelles dove ha resistito alle ennesime forzature della Cancelliera e dei suoi satelliti nordici. Non ci voleva neanche molto, visto chi c'era al timone del nostro Paese sette anni fa: l'uomo del «cucù», giusto per intenderci, sempre lui, Berlusconi. Redivivo — pare — nonostante tutto. Più rispettata è anche la casa comune europea? Non pare proprio. Nel nuovo Bundestag la Merkel rischia di tornarci circondata dalle macerie dei bombardamenti della Bundesbank, non meno distruttivi, per la vita quotidiana delle persone, dei funesti bombardieri della Luftwaffe. Se ne avvedranno in tempo gli elettori tedeschi chiamati fra qualche mese alle urne?
«Stai distruggendo la mia Europa»: nell'estate del 2011, Helmut Kohl apostrofò così la sua allieva raccolta fra le macerie sociali e politiche dell'ex Germania dell'Est. A lei aveva voluto affidare, a suo tempo, le redini del suo partito e poi dell'intero Paese. Ancora un anno come gli ultimi due, e alle elezioni del settembre 2013 Angela Merkel avrà completato l'opera.
(domenica 25 novembre 2012)

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