Il «rieccolo» e gli eterni «terzisti»


Riappare Berlusconi sulla scena elettorale e ricompaiono i tic dei commentatori “un po’ di qua un po’ di là”. Non sarà che la politica è immobile anche perché immobili sono tanti che la raccontano, indirizzandola?

 
Nella saga del “rieccolo”, di nuovo c’è solo la definizione di «mummia», affibbiata da Libération a Berlusconi. Alle solite tele-telefonate a Belpietro via Mediaset, ai servigi di Mimun via Tg5, alle sguaiataggini della Santanchè via ogni mezzo possibile purché respiri, si aggiungono gli arzigogoli dei soliti terzisti, via Corriere della Sera. Stucchevoli sermoni sull’antiberlusconismo d’accatto, mai distinguendo e prendendo posizione su chi dà o riceve gli schiaffi. In attesa permanente che il professor Monti, ex editorialista del giornale, decida il da farsi: leader del Centro o aspirante al Quirinale (le due cose, per di più, non sono affatto alternative). E poter schierare, così, appena possibile, il “Corrierone”.
Li avete letti, mercoledì 12 dicembre, gli articoli di Ernesto Galli della Loggia e di Pierluigi Battista? Uno a sinistra, all’apertura della prima pagina, al posto d’onore; l’altro in alto a destra, dove cade più facilmente l’occhio del lettore. Prendiamo quest’ultimo. Non potendosi attaccare a dichiarazioni ufficiali, ecco Battista rovistare nei social network: «una pentola d’isterismo, di panico incontenibile, una folla che urla con i forconi nel campo immateriale della Rete ma non per questo meno concitata e dissennata. Sperano che schizzi lo spread, tifano per la catastrofe pur di rintuzzare il Caimano». E ripropone la solita insalata di frasi fatte sul più comodo dei luoghi comuni. «Eccoci di nuovo qui ad assistere alla rissa gigantesca tra le due maschere sempre più invecchiate e sfatte di questo ventennio: il berlusconismo e l’antiberlusconismo». E nell’altro campo? Ci sono «i berlusconiani che con voce sempre più rauca ululano: “comunisti”, “complotto europeo contro Berlusconi”. Un delirio cospirazionista incrociato senza più freni», butta la palla in aria, alla fine, il notista affranto.
Al “rieccolo” damascato di Villa Gernetto di un mese e mezzo fa già l’ex ambasciatore Sergio Romano era caduto dal pero, auspicando un centro moderato che Berlusconi dovrebbe favorire e invece non quaglia. Evvabé. In questi racconti scontati, tutto è condito, al massimo, con qualche rimpianto per la mancata vittoria di Renzi alle primarie del Pd. «Negli Stati Uniti, il movimento dei Tea Party non pretende di dettare la linea al Partito democratico. Gli basta condizionare e magari conquistare il Partito repubblicano. In Italia, invece, si vorrebbe che il Pd diventasse liberista perché, come titola un fortunato pamphlet di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, il liberismo sarebbe di sinistra», ha scritto Massimo Mucchetti. Una «strana pretesa», questa dei liberisti italiani: «chiedere alla sinistra di fare la destra», ha richiamato nel titolo della sua analisi il giornale di de Bortoli martedì 4 dicembre. Parole quanto mai pertinenti.
Tornando ai nostri due eroi del giorno, più sottile — molto più sottile — di Battista (l’ex “sforbicino” de La Stampa, portato al Corriere da Paolo Mieli maestro del terzismo: “un colpo a destra e uno a sinistra, un po’ di qua un po’ di là”, sempre), è il professor Galli della Loggia. «Perché mai la Sinistra, così ricca di ottime amicizie fuori d’Italia, non trova modo di avvertire il Financial Times, l’Economist, le Monde, il presidente Schultz, e quant’altri, che a questo punto ogni loro bordata contro Berlusconi, lungi dal danneggiarlo ulteriormente, rischia invece di servire solo a farlo apparire come il coraggioso paladino in guerra contro l’arroganza straniera?», si chiede sgomento l’autorevole professore di Storia contemporanea.
Oddio, è altamente improbabile che Financial Times e The Economist si pieghino alle ragioni del Pd — non erano, fino a ieri, bibbie del capitalismo mondiale? —, facendogli da sponda politica. Può benissimo succedere ancora, invece, che la sinistra italiana si faccia male da sola, dando spazio gratuito alla «mummia» rediviva. In dieci anni, tra il 1998 e il 2008, lo ha fatto egregiamente ripetute volte. Con grande gioia dei berluscones, palesi o acquattati nei posti più svariati, purché influenti. E se invece non succedesse? Mamma mia, i Battista, i Galli della Loggia o i Romano (tutti inconsolabili liberali moderati), dovranno prendere posizioni più chiare e definite. Turandosi magari il naso, come nelle migliori tradizioni del Corriere. A loro — che non sono Montanelli — sarà consentito, però, turarsi anche solo la narice: quella destra o quella sinistra. A scelta. Possibilmente, bipartisan.
(giovedì 13 dicembre 2012)


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