Napoli, scrutatori contro elettori


Molti autisti degli autobus partenopei scelgono di integrare lo stipendio coi 140 euro dello scrutatore e tanti elettori restano a piedi. Neanche su questo riusciamo a trovare un punto di equilibrio?

▇ Come gran parte di italiani sta facendo in queste ore, stamattina ho fatto il mio dovere civico e ho votato. A Torino nevicava, il seggio era sotto casa, pochi minuti d'attesa (c'era una piccola fila) e ho potuto raggiungere la stazione a prendere il treno. A questo punto vi starete già chiedendo: embé? Che c'è di strano? Oppure: e a noi che ce ne frega? Giusto. E quindi provo a spiegarmi.
A Porta Nuova, sui monitor, le solite pubblicità sormontavano il solito rullo di notizie. In bella evidenza l'ultima news da Napoli: «gli autisti degli autobus pubblici fanno gli scrutatori, difficoltà per gli elettori a recarsi al voto». È più chiaro adesso? Avviandomi al treno ho pensato alla fortuna d'avere il seggio sotto casa, e soprattutto alla sfortuna di dover votare a Napoli.
I telegiornali ieri sera avevano anticipato il disagio dei napoletani, elettori e non, per la cancellazione di un bel numero di autobus. E non è la prima volta che succede, aggiungevano. Eccoci al punto: il diritto a scrutinare i voti contro il diritto a esercitare il voto. Il problema, a quanto pare, è stato posto più volte agli organi competenti dall'azienda napoletana, e senza esito. Una città, un paese, che non sa regolare una questione tanto semplice potrà risolvere mai problemi più complessi? E poi, perché sempre a Napoli? Non si fanno i sorteggi anche lì?
Minutaglie, si dirà. Ed è davvero così, di fronte ai temi cruciali affidati alla nostra scelta elettorale tra oggi e domani. Però... Per spiegare la singolarità della situazione napoletana, qualche mio collega ha tirato in ballo la crisi economica e l'esigenza di integrare lo stipendio di autista con i 140 euro dello scrutatore. E già, la crisi. Non c'è anche a Palermo, a Bari, a Udine o a Genova, la crisi? Anche così, tirando in ballo la crisi, c'è materia per riflettere. Ne potremo uscire, secondo voi, aggiustandoci alla bell'e meglio, l'un contro l'altro armato? L'autista-scrutatore contro il pensionato-elettore?
(domenica 24 febbraio 2013)


Concorso con cattivo Profumo

Giovedì 14 febbraio, San Valentino. Un docente di educazione fisica spera di raggiungere l'agognata cattedra d'insegnamento. Ma il suo amore per la lealtà sportiva s'infrange contro l'«etica» truffaldina dei suoi colleghi

 «Caro ministro Profumo...»: leggete con attenzione la lettera aperta che segue. È scritta da un docente di educazione fisica. Ruggiero Pietroleonardo lavora a tempo determinato in una scuola del bergamasco e partecipa a un concorso a cattedra all'Istituto De Nittis-Pascali di Bari. I fatti si sono svolti giovedì 14 febbraio. Li ha raccontati oggi ai lettori di EPolis Bari, quotidiano free press diretto da Dionisio Ciccarese. «Questa volta i politici non c'entrano», annota in prima pagina il giornale. Ed è proprio così. C'entriamo noi tutti. A una settimana dal voto, è utile — mi sembra — meditare (e in profondità) sulla società cosiddetta “civile” che i politici, vecchi e nuovi, li manderà in parlamento. E per questo vi propongo le parole integrali della lettera.
Aggiungo,
ad abundantiam: tre anni fa ascoltavo, in aereo da Reggio Calabria, il racconto gaglioffo di aspiranti avvocati seduti attorno a me. Si vantavano, ad alta voce, dei loro imbrogli (aggiungendo ciascuno un dettaglio) per vincere immeritatamente l'esame di ammissione alla professione forense e servire (servire) la legge. Quella volta l'accento era settentrionale.
Mi chiedo: in un Paese moralmente così mal messo, potremo venirne mai fuori?
— (i.s.)
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«I meritevoli verranno premiati»
di Ruggiero Pietroleonardo
Giovedì 14 febbraio, ore 6:30, parto da casa per un impegno importante. Ho la prova scritta del concorso a cattedra 2012/2013. Sono fiducioso, non vedo l'ora di arrivare in aula e rilassarmi, per poi concentrarmi sulle quattro risposte che dovrò dare alle tracce. Un passo in più per raggiungere il mio obiettivo. Quel posto di lavoro tanto desiderato, che mi ha spinto lontano 800 chilometri da casa pur di lavorare, lontano dagli affetti, lontano dalla mia vita, lontano dalla mia città.
Sono pieno di speranze e aspettative, convinto che finalmente qualcosa sta cambiando e che finalmente i meritevoli verranno premiati. Dopo la preselezione che ha scremato un po' i partecipanti, dopo i ricorsi che hanno raggiunto in gara tante altre persone, siamo tutti qui, uno uguale all'altro, con la propria storia e le proprie speranze.
Ore 8:00, ci fanno finalmente entrare a scuola e ci dividono in varie aule. In ogni aula inizia la pratica di riconoscimento del partecipanti al concorso. Alcuni di noi hanno lasciato la propria cartella sulla cattedra, altri invece avevano sul proprio banco la borsa. Oltre a questo i vocabolari che in molti avevano con sé non sono stati affatto controllati. È da considerare che alcune persone sono entrate in aula ben oltre le 8, orario entro cui, secondo la convocazione, bisognava essere in sede. C'era comunque tutto il tempo di verificare il materiale che alcuni concorrenti avevano sul proprio banco.
Ore 9:35, finalmente ci distribuiscono le tracce... Ed è qui che perdo ogni speranza! Mi guardo attorno per capire se gli altri hanno già iniziato a scrivere, ed è qui che mi cascano le braccia. Quasi tutti, muniti di vocabolario strategico, hanno già iniziato a copiare e scrivere come matti. Lo faccio notare a chi di dovere che, con un veloce cenno, mi fa notare che non c'è nulla di strano, che loro non si stanno accorgendo di nulla...
E così, zitto e innervosito, inizio a scrivere le mie risposte, perché una preparazione ce l'ho, deriva un po' dagli studi e un po' dalla pratica degli ultimi cinque anni, che ho fatto lontano da casa. Una preparazione sudata, spesso sofferta, che ha tolto del tempo a tante altre attività che avrei potuto fare. Pensavo che finalmente nella mia amata Puglia qualcosa potesse cambiare. Pensavo che finalmente si stava avvicinando il momento di tornare a casa. Ero convinto che fosse giunto il tempo di riconoscere un posto di lavoro serio a chi lo meritava.
E invece mi sono scontrato con chi, a parole, parla di lealtà, di sport, di etica, di onestà intellettuale, ma nei fatti si comporta nel modo più subdolo. Come può una persona che bara per un concorso pubblico poter trasmettere il valore dello sport a dei giovani? Come si può essere credibili e onesti se poi ci si comporta in modo falso? Questo concorso è stata per me l'ennesima farsa. Sono disgustato e deluso.
Caro ministro Profumo, è una vergogna. Nella prova pre selettiva ci hanno valutato sulle competenze digitali, si parla tanto di una scuola aperta alle tecnologie poi ci si fa svolgere la prova scritta a mano su foglio, favorendo i furbi e i non onesti. Ha messo in piedi un polverone, speso soldi e stressato tanta gente per un concorso che non valuta chi sa le cose e le applica, ma chi è bravo a copiare!
Complimenti davvero!
(sabato 16 febbraio 2013)