È ancora Giorgio Napolitano, torniamo al punto di partenza

Il suicidio collettivo del gruppo dirigente Pd riconsegna il paese alle “larghe intese” che ci hanno portato fin qui. Una democrazia può morire per cecità della classe politica

  No. Non era ancora la disfatta finale. Quello del 18 aprile era solo lo schianto contro lo scoglio. Il naufragio è arrivato di lì a poco, con l'affondamento di Prodi verso il Quirinale e del Pd verso un governo di cambiamento. Un suicidio collettivo dell'intera plancia di comando, in lite costante, su una nave alla deriva. Peggio della Concordia, peggio di Schettino. Incapaci, tutti, a leggere anche solo le carte nautiche emerse dal voto di febbraio. Accecati da rivalità tribali. Fino a spappolare il partito. Portando alla fine il Partito democratico com'è stato sin qui.
Nel vortice impazzito di queste ore, la dissoluzione di un'intera classe politica brucia in anticipo le parole per descriverla. Una domanda non ha ricevuto però una risposta dalla sinistra: perché no a Rodotà? Per l'ostilità di Avvenire, cioè della Cei? Perché incarna con rigore l'etica della politica, i bisogni di partecipazione democratica, di legalità costituzionale e di nuovi diritti? Nel gioco dell'oca, tutto torna così alla casella di partenza. E torna a Napolitano. Il pallino se lo tiene lui. Voleva un governo Pd-Pdl-Monti, a tutti i costi. Lo avrà. Non lo chiami, almeno, di “larghe intese”. Larghe quanto? Quanto le abbiamo conosciute nell'ultimo anno e mezzo. Giusto il tempo di sprofondare nella crisi e cambiare pelle alla Repubblica: da parlamentare a presidenziale.
No. Personalmente, non ho più dubbi. Da novembre 2010, anziché combatterla, il medico la malattia l'ha estesa e aggravata, sbagliando tutte le medicine prescritte a una democrazia avvelenata dal conflitto di interessi, dal malaffare, dalla corruzione, dall'immoralità sfacciata, dal declino economico. Una democrazia svilita dall'insipienza (ad essere gentili) delle forze che la degenerazione avrebbero dovuto combatterla. Ma, allora, perché siamo andati a votare? Per mandare al governo l'Amato di turno senza che nessuno l'abbia eletto? Una democrazia prigioniera di oligarchi può morire anche così: di cecità. Chiusa nel fortino, arroccata nei privilegi, sorda alle sofferenze della società.
Se è andata così, d'ora in avanti fatecelo scegliere almeno direttamente il presidente della Repubblica che ci serve e che vogliamo. Con un doppio turno alla francese, visto che ci siamo. I presunti salvatori della patria la nostra patria democratica e costituzionale l'hanno rovinata, con incapacità, ambizioni sfrenate, impotenza, pretesa indispensabilità, vanità e narcisismi (pericolisissimi a certe età) e circoli chiusi. Tutto è sotto gli occhi di tutti.
(sabato 20 aprile 2013)
[credit, foto Ansa]


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