Il cemento in Sardegna, al tempo del coronavirus

Da settimane l’attenzione di tutti è concentrata sull’epidemia che sconvolge il mondo. A Cagliari c’è chi pensa che l’occasione sia quella buona per una bella colata di cemento sulle dune incantate di Piscinas e di Castiadas 

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▇ Il focolaio a Sassari arde ancora. Ha provocato più di 500 contagi da coronavirus, la metà 
dell’intera Sardegna, e il 71% dei decessi dell’isola. Un’altra Bergamo, con le dovute proporzioni. A Cagliari, tutte le energie della Regione dovrebbero essere concentrate per spegnere l’incendio, contando sull’autodisciplina dei cittadini sardi, più elevata che altrove. Non è così. La Giunta sardo-leghista di Christian Solinas ha altre urgenze.

Il primo aprile − e non è uno scherzo − la Giunta regionale dà il via libera a due hotel di lusso su due delle spiagge più belle dell’isola: a Piscinas, lungo la costa occidentale, e a Castiadas, su quella orientale. Ventimila metri cubi complessivi di cemento per un valore di 24 milioni di euro. Una corsia veloce proposta dall'assessore all'Urbanistica Quirico Sanna per un programma immobiliare ritenuto «di preminente interesse generale e di rilevanza regionale». Avete letto bene: «preminente interesse generale». In questo momento.

A suscitare allarme e indignazione fra gli organismi di tutela dell’isola − e fra i tanti cittadini sardi che amano la propria terra − è, in particolare, l’albergo a cinque stelle di Castiadas, a ridosso della spiaggia di Monte Turnu. Progettato dalla “Domus Sardinia srl” di Gallarate nel Varesotto, l’edificio avrebbe un volume di 10 mila metri cubi complessivi. Prevede un investimento di 14 milioni e 640 mila euro, dei quali 11 milioni e 657 mila di fondi pubblici. 

I fondi pubblici sono stati messi a disposizione dall’Agenzia Invitalia alla vigilia di Natale del 2017. Erano motivati, principalmente, dalla riqualificazione di un’ex colonia marina per i figli dei minatori. Fu costruita nel secolo scorso dall’ultimo direttore della miniera di Ingurtosu col recupero del vecchio magazzino minerario della blenda e della galena sulle meravigliose dune dorate di Piscinas. Lungo la Costa Verde di Arbus, sono fra le più belle al mondo, a giudizio del National Geographic. Il più esteso e integro complesso dunale del Mediterraneo oggi è tutelato con vincolo paesaggistico e a conservazione integrale nella fascia dei 300 metri dalla battigia. 

Ai 7.800 metri cubi già edificati a Piscinas, la società immobiliare “Le Dune Services srl” di Milano, di Antonio Luigi Caccamo, vorrebbe aggiungerne altri 1500, in base al piano casa della Giunta Cappellacci del 2009 emulo del piano casa di Berlusconi dello stesso anno. Un centro benessere, una piscina, nuove cucine e nuovi locali complementari, sono progettati direttamente sulle dune. Previsti 6 milioni e 733 mila euro del Fondo di coesione sociale, 2 milioni e 244 mila euro del privato. 

Come in ogni buon affare, anche in questo caso paghi uno e prendi due: due progetti distinti, in un unico programma di interventi immobiliari lombardi. Se ne bocci uno decade l’altro. Al piano edificatorio, la “Domus Sardinia” dei fratelli Andrea e Alessandro Sangiani partecipa − come detto − con il nuovo hotel super stellato sulla costa opposta. Grazie alla variante urbanistica comunale approvata in tutta fretta dalla Giunta Solinas, l’albergo aggiuntivo sarebbe costruito accanto alla struttura turistica già esistente e della stessa proprietà, lAlma Resort a Castiadas. Dove, d’estate, fai fatica a stendere il telo per prendere il sole sulla spiaggia di Monte Turnu.

Se c’è un affare alle viste, è dubbio che a farlo sarebbero le coste dell’isola. Il capitale di tutti i sardi è tutelato, per fortuna, da un esemplare Piano paesaggistico regionale progettato dal compianto Edoardo Salzano. Fu approvato nel 2006 dalla Giunta Soru con una legge di rango costituzionale finora inscalfita, nonostante i ripetuti assalti subiti negli ultimi dieci anni da destra e da manca. I 24 milioni di euro − 18 milioni e rotti, ripetiamolo, sono soldi pubblici − darebbero lavoro a poche decine di persone. Terminata l’edificazione, a Castiadas si stimano 70 nuovi occupati indiretti, una ventina nell’indotto.

Tiriamo le somme. Da settimane, l’emergenza coronavirus assorbe attenzione ed energia di quasi tutti. Sassari è nella bufera più nera. Nel palazzo della Regione a Cagliari − e con la supervisione dei lumbard in missione per Salvini nella terra dei Quattro Mori , qualcuno ha pensato che fosse l’occasione perfetta per mettere a segno una bella colata di cemento. Fosse anche come ballon d’essai, per vedere l’effetto che fa. 

Difficile che il blitz potesse passare senza colpo ferire nella Sardegna d’oggi. A dimostrarlo c’è il ritiro del via libera della Regione annunciato da Solinas dopo un giorno di dominio pubblico della brillante trovata, messa in piazza − meritoriamente − dal Grig (Gruppo di intervento giuridico). Un retromarcia precipitoso motivato con questo argomento”: «Quando la delibera è stata approvata io non c’ero». Forse non aveva letto neanche l’ordine del giorno, il povero Governatore.

■ (giovedì 9 aprile 2020)



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