Polveri sottili, smog e coronavirus

C’è la conferma: il Covid-19 è trasportato dal particolato atmosferico. Lo studio effettuato dalle università di Bari, Bologna, Trieste e Federico II di Napoli

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▇ È una prima prova ed è arrivata oggi poco dopo mezzogiorno, con l’agenzia stampa Agi (Agenzia Italia). L’Rna del Sars-CoV-2 è stato trovato sulle polveri sottili della città di Bergamo e può accentuare i danni che misuriamo sulla salute umana. Ma non è ancora la certezza definitiva che potremmo essere davanti anche a una nuova via di contagio, hanno voluto precisare il presidente della Sima (Società italiana di medicina ambientale), Alessandro Miani dell’università di Bologna, e il coordinatore del gruppo di ricerca scientifica, Gianluigi De Gennaro.

Vediamo meglio di che si tratta. Sul progetto di ricerca della Sima per valutare «la potenziale relazione tra l’inquinamento da particolato atmosferico e diffusione dell’epidemia» − ne ho scritto qui il 16 aprile scorso −,  sono stati raccolti «34 campioni di Pm10 nell’aria di diversi siti industriali della provincia di Bergamo attraverso due diversi campionatori, per tre settimane continuative, dal 21 febbraio al 13 marzo». Analizzati dall’Università di Trieste e dai laboratori dell’azienda ospedaliera Giuliano Isontina, «i campioni contenevano il coronavirus in almeno 8 delle 22 giornate prese in esame. I risultati positivi sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari», uno dei quali altamente specifico per rilevare la presenza dell’Rna del coronavirus.

Diciamolo con altre parole. In presenza di alte concentrazioni di smog e polveri sottili, le micro-goccioline di saliva o starnuto infettate dal coronavirus «possono stabilizzarsi, aumentando la persistenza dell’agente patogeno nell’atmosfera». Le goccioline «possono raggiungere dai 7 ai 10 metri di distanza», come hanno evidenziato le ricerche sul campo. Un bel guaio per la nostra salute, in primis per gli anziani fragili, esposti a infezioni virali e a patologie cardio-polmonari. Un quadro “clinico” che riguarda − come vediamo da settimane − soprattutto la pianura padana, l’area produttiva più inquinata d’Europa. Un quadro d’insieme ben rilevato e quantificato da tempo dall’Agenzia europea per l’Ambiente. Ce ne ricorderemo alla ripartenza di tutte le attività produttive?

La ricerca della Sima ha coinvolto nelle validazioni scientifiche gli atenei di Bari, Bologna, Trieste e Federico II di Napoli. È stata messa a disposizione dell’Organizzazione mondiale della Sanità e della Commissione Europea. E un risvolto positivo almeno ce l’ha. Potrebbe aiutarci − con la ripresa della vita sociale nei prossimi mesi − a rilevare precocemente la presenza del coronavirus e la recidiva dell’epidemia da Covid-19 attraverso l’analisi delle polveri sottili. Una ben magra consolazione per il nostro quotidiano cocktail di veleni atmosferici.

■ (venerdì 24 aprile 2020)


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