Lo smog aumenta i morti da coronavirus


Inalati con lo smog, i microsolidi e le goccioline di liquidi aumentano il rischio di morte dei pazienti Covid-19. I dati nello studio della Harvard University di Boston. Superati i 30 mila morti in Italia

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▇ Un solo microgrammo di polveri ultrafini in più, contenuto in un metro cubo d’aria inquinata, aumenta del 15% il tasso di mortalità del Covid-19. È l’evidenza più rilevante emersa dagli studi dell’Università di Harvard sulla correlazione tra inquinamento atmosferico e aumento delle morti da coronavirus. Disponibile in versione pre-print, lo studio è in fase di revisione per essere pubblicato dai ricercatori del Dipartimento di biostatistica dell’Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, negli Stati Uniti.

Precisano gli studiosi. Il Pm2.5 contiene microsolidi e goccioline di liquidi «così piccoli da poter essere inalati e causare gravi problemi di salute. L’esposizione a lungo termine influisce negativamente sulle vie respiratorie e sul sistema cardiovascolare, può esarcerbare la gravità dei sintomi dell’infezione da coronavirus, aumentare il rischio di morte nei pazienti Covid-19». I dati sono stati raccolti fino al 4 aprile 2020 in tremila contee degli Stati Uniti, con una copertura del 98% della popolazione.

Il primo indizio sul rapporto tra smog e diffusione del coronavirus − ne ho scritto qui il 24 aprile − ci era stato fornito dall’Università di Bologna su input della Sima, Società italiana di medicina ambientale, con uno studio del Pm10 nella Pianura padana assediata dalla pandemia. Il particolato atmosferico come efficace vettore di trasporto per molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus, è già più che un’ipotesi allo studio dei centri di ricerca in varie parti del mondo.

In Italia, nei giorni scorsi, ha preso il via lo studio epidemiologico Pulvirus. Promosso da Enea, Istituto superiore di sanità e Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), valuterà le conseguenze del lockdown sull’inquinamento atmosferico, sui gas serra e sulle interazioni fra polveri sottili e virus. Un ulteriore approfondimento sarà svolto dagli stessi istituti di ricerca, con la collaborazione scientifica aggiuntiva della Rete italiana ambiente e salute (Rias), e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa). Cercherà di capire quanto l’incremento delle polveri sottili renda il nostro sistema respiratorio più suscettibile all’infezione e alle complicazioni cliniche della malattia da coronavirus.

Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, tre indizi dovrebbero fare una prova anche su smog e coronavirus, senza scomodare Agatha Christie. Analizzando i dati ufficiali forniti da Istat, Istituto superiore di sanità e altre agenzie europee, l’Università di Catania ha individuato una forte correlazione tra l’impatto della pandemia da Covid-19 e i fattori che caratterizzano in maniera diversa le regioni italiane. «Inquinamento atmosferico da Pm10, temperatura invernale, mobilità, densità e anzianità della popolazione, densità di strutture ospedaliere e densità abitativa» da noi stanno facendo la differenza.

In altre parole. Perché la pandemia è stata più veloce e letale in alcune regioni d’Italia − e del mondo − piuttosto che in altre? Le risposte arriveranno fra non molto. Ne sappiamo, però, già abbastanza per non attendere oltre con le mani in mano, o voltarci dall’altra parte. Lo studio Global Burden of Disease identifica l’inquinamento atmosferico come un fattore di rischio per la mortalità totale e le malattie cardiovascolari. «Ogni anno, cinque milioni e mezzo di morti premature in tutto il mondo» sono provocate dai veleni che ingeriamo ad ogni respiro. Una verità accertata dalla scienza «al di là di ogni ragionevole dubbio».

In conclusione. Per gli scienziati del governo degli Stati Uniti, Covid-19 potrebbe uccidere tra 100.000 e 240.000 americani. Eppure, a fine marzo, anziché rafforzare le normative esistenti per proteggere la salute umana dall’inquinamento atmosferico, gli Usa hanno annunciato un allentamento delle norme ambientali. Si procede − insomma − contromano: ad alta velocità, in autostrada. In perfetto “stile Trump”. Dei suoi tristi epigoni in giro per il mondo, è meglio tacere.

■ (sabato 9 maggio 2020)


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